martedì 14 ottobre 2008

VELTRONI: basta paure, in piazza per cambiare l'Italia

PRIMO PIANO Articolo
Basta paure, in piazza per cambiare l'Italia
Veltroni al TG5
Il 25 ottobre il Pd sarà in piazza per ''raccontare un'Italia nuova e possibile''. Così Walter Veltroni, intervistato al TG5, invita alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma, al Circo massimo, la settimana prossima. ''Noi - ha spiegato il leader del Pd - vogliamo raccontare un'Italia nuova e possibile, vogliamo farlo con lo spirito di una grande forza di opposizione per l'alternativa e per l'innovazione. Vogliamo fare una manifestazione che parli all'Italia che si vuole occupare della scuola, dell'occupazione, del precariato, della sicurezza, dell'integrazione, che vuole riaffermare il valore dell'antifascismo e della democrazia''.Per il futuro dell'Italia mi auguro "che abbandoni la paura e l'insicurezza e che ritrovi fiducia nel futuro. E sostituisca le parole paura, fiducia e speranza con un'altra parola: cambiamento". Ed è proprio di una nuova via che il Paese ha bisogno in questo momento. Una trasformazione necessaria per affrontare la crisi e riprendere in mano il futuro. Ora, più che mai, incerto e indecifrabile. Tuttavia, per il leader del Pd i segnali positivi non mancano, ma bisogna far sì che vengano interpretati nella giusta maniera. Partendo, ad esempio, dal ruolo dell’Europa che, nella situazione in cui versa l’economia mondiale in questo momento, potrebbe rivelarsi, come ha già fatto, più importante di quanto i suoi detrattori in passato non abbiano mai ammesso. Il rialzo delle Borse, in questo senso, “è la dimostrazione di quanto sia importante quando l'Europa si muove tutta insieme e di quanto fossero sbagliate le posizioni particolariste o euroscettiche". Se positiva è stata la risposta dei mercati all’accordo anti-crisi ora bisogna pensare alle conseguenze che il dissesto finanziario può ancora generare. Durante l'intervista Veltroni ricorda infatti che sebbene sia “finita la parte finanziaria” della crisi, “ora c’è la parte dell'economia reale, quella che viene compromessa da questo terremoto. Ora è di questo che bisogna occuparci". Per tale motivo il PD ha confermato la piena disponibilità alla collaborazione con la maggioranza affinché si possa arrivare, in tempi brevi, ad una soluzione efficace e positiva. "Noi collaboriamo nell'interesse del paese – ha affermato il segretario PD - Quando ci sono in gioco gli interessi nazionali, una grande forza di opposizione responsabile non solo decide di collaborare ma prescinde anche dalle risposte sgraziate o aggressive che le possono venir date". "Noi sentiamo il dovere per la nostra parte – ha aggiunto Veltroni - di convergere nei provvedimenti che possono aiutare l'economia italiana, sottolineando però che ora ci si deve occupare dei lavoratori che perdono il posto di lavoro delle piccole e medie imprese che chiudono o che fanno fatica ad avere credito in banca".

venerdì 10 ottobre 2008

IL 25 OTTOBRE TUTTI A ROMA

Il Partito Democratico Provinciale sta organizzando i pulmann per la manifestazione del 25 Ottobre a Roma.
Per l'organizzazione del pulmann per Cava-Vietri e Costiera, il luogo di partenza sarà a Vietri sul Mare - P.zza V.Veneto (di fronte Salesiani) alle ore 8.50 Sabato 25 Ottobre 2008
Per Informazioni e Prenotazioni (possibili fino a Giovedì 16):
Per il Comune di Vietri sul Mare
Coordinamento Generale:
Francesco Citarella
Riferimenti:
Vincenzo Solimene (per Vietri capoluogo-Albori e Raito)
cell. 3382809219-3342591128
Franco Benincasa (per Marina)
cell. 3393180905
Vincenzo Alfano (per Benincasa)
cell. 3481303494
Luigi Avallone (per Iaconti e Dragonea)
cell. 3485433695
Saverio Della Monica (per Molina)
cell. 3403708805
VI ASPETTIAMO NUMEROSI!!!!!!!!!!!!!!!

martedì 7 ottobre 2008

TERRA E LIBERTA': CONVOCAZIONE ASSEMBLEA DEGLI ISCRITTI

A TUTTI GLI ASSOCIATI
LORO SEDI

Oggetto: convocazione assemblea associati

Dopo l’iniziativa sul Federalismo Fiscale, estremamente positiva sul piano della partecipazione e della qualità del dibattito, è necessario che l’Associazione continui ad affrontare temi di carattere nazionale e locale per svolgere un ruolo attivo all’interno della nostra comunità.
Per questo riteniamo necessario indire un’assemblea di tutti gli associati che si terrà il giorno 14 ottobre alle ore 18,30 presso l’Hotel Vietri con il seguente ordine del giorno:
1) programma di attività dell’Associazione;
2) varie ed eventuali.
Interverrà Achille Mughini.
Data l’importanza dell’assemblea, nella quale sarà decisivo il contributo di tutti per definire un programma di lavoro condiviso, è indispensabile la presenza di tutti gli associati.

Distinti saluti


Il Segretario Politico
Vincenzo Solimene


Sede Legale: Via Osvaldo Costabile 71, 84019 Vietri sul Mare (Salerno) Tel./Fax 089/761841
INDIRIZZO BLOG: http://terraeliberta2008.blogspot.com
E-MAIL:
terraeliberta2008@libero.it
terraeliberta2008@hotmail.it

lunedì 6 ottobre 2008

Partito Socialista di Vietri: Manifesto politico per Vietri sul Mare

lunedì 6 ottobre 2008

Manifesto Politico
Non era facile.Nelle nostre più pessimistiche previsioni non saremmo riusciti ad immaginare lo scenario politico dopo quattro anni di amministrazione Giannella.Non era facile portare Vietri nelle umilianti condizioni in cui si trova. Eppure il Sindaco e le sue numerose giunte ci sono riusciti.Molti vietresi, che avevano condiviso i sogni di Nuovo Municipio ( mega parcheggi, ascensori futuristici, trasparenza amministrativa, bilancio partecipato ecc…), stanno vivendo un incubo.La ricetta sembrò a molti vincente: grandi innovazioni, assessori esterni, qualificati rappresentanti dei commercianti e del mondo femminile, abili dirigenti sportivi, ex sportivi praticanti, grandi tecnici ai quali affidare i lavori pubblici, tutti in maggioranza per far decollare il nostro paese.La triste realtà:· Tutte le attività commerciali sono al collasso (tranne quelle abusive che hanno trasformato i giardini di Marina in veri e propri mercati e bed & breakfast);· Sono scomparse manifestazioni di carattere culturale e spettacolari a fronte di continui aumenti tarsu (del 50% in quattro anni) e dell’Irpef;· L’ordine pubblico è diventato disordine pubblico con episodi di giustizia fai da te;· Continua la farsa della raccolta differenziata;· Le attivita sportive sono al capolinea avendo trasformato l’unico campo di calcio in parcheggio quasi permanente, abbandonando il campo di tenni e il campo di calcetto al loro destino ( in qualche periodo gestito in modo abusivo ) e non avendo un minimo di attenzione verso l’avviamento alla pratica sportiva dei giovani;· Abbandono totale delle frazioni alte (in questi quattro anni non un intervento di riqualificazione è stato realizzato)Non era facile inaugurare la villa comunale sapendo che, di fatto, ne era impedito l’accesso ai diversamente abili.Non era facile avere lungo il corso Umberto pilomat e telecamere per regolamentare l’isola pedonale e non farli funzionare.Di tutto ciò noi Socialisti riteniamo corresponsabili del sindaco tutti i consiglieri comunali che, in modo diretto o indiretto, lo hanno via via sostenuto, compresi quelli che a turno si stanno ora defilando, fingendosi in disaccordo e che, invece, avrebbero dovuto assumersi le proprie responsabilità fino alla fine.Un nuovo sogno è il programma di fine legislatura enunciato dal Sindaco in Consiglio Comunale ovvero, maggiore attenzione alle fsce deboli, maggiore attenzione alle frazioni alte abbandonate letteralmente (nel piano annuale delle opere pubbliche, approvato in consiglio comunale, non un intervento di riqualificazione è stato previsto).Noi Socialisti crediamo che non si possa offendere ulteriormente il buon senso dei Vietresi.I Socialisti di Vietri, con Antonio Borrelli in consiglio comunale e il partito tra la gente, continueranno ad essere opposizione a questo modo di intendere e svilire la politica ed a raccogliere e rappresentare le istanze di chi vuole dire basta all’inciucio sostituendolo con legalità, rispetto, senso civico e pro positività.


Partito Socialista Sezione Vietri sul Mare

sabato 4 ottobre 2008

L'INTERVENTO DI WALTER VELTRONI ALLA DIREZIONE NAZIONALE DEL 3 OTTOBRE 2008

3 ottobre 2008
PRIMO PIANO Relazioni
L'intervento di Veltroni alla Direzione Nazionale del 3 ottobre 2008
Pubblichiamo una sintesi per temi dell'intervento di Walter Veltroni alla Direzione Nazionale del PD.Perfezionisti della vita democratica.Siamo dei perfezionisti della vita democratica, ma non credo che esista un partito al mondo che ne abbia una così ricca articolata come la nostra. All’estero la crisi della tradizione dei partiti di massa si è consumata rapidamente e noi siamo un organismo che crede alla ricchezza della vita democratica come valore. La discussione però è un mezzo non un fine, un partito deve essere utile a un paese, a una comunità. La discussione che si svolge al suo interno deve essere costantemente finalizzata all’idea di accrescere la comunicazione con la società, capire come essa si muove. Il nostro modo di lavorare deve essere ispirato a questo, il pluralismo interno è una ricchezza con pezzi di società che guardano a pezzi del PD e affluiscono in esso. Va bene se è questo e non diventa asfissiante, l’imposizione di una maglia che finisce per comprimere. Abbiamo una bellissima libertà intellettuale: testa e cuore che agiscono autonomamente facendo parte di una comunità fatta di singoli, non una gabbia di ferro. Una singolare combinazione: massimo pluralismo interno e massima capacità di attrarre i singoli. L’impresa è far convivere persone con origini diverse, ma tra qualche mese si dimenticherà da dove si viene. A me già viene da pronunciare un solo noi, che è quello del PD. Non è facile altre esperienze in passato sono fallite e non ho gli strumenti che ha Berlusconi per tenere insieme un partito. Può dire: questi qui non li mando più in tv, è capitato nel Popolo delle libertà. Noi abbiamo lo strumento della direzione politica , del convincimento, dello spirito di squadra e siamo un gruppo di persone responsabili che sanno che c’è un punto oltre il quale si fa del male all’impresa collettiva. Le feste ce l’hanno detto con chiarezza anche se uno dei nostri difetti è quello di non capire quando il tamburo sta suonando. Il tamburo della gente dice: attenti, avete discusso, ma ora pensate a quello che sta succedendo.YouDem. YouDem Tv non nasce come tv ma come forma moderna di un partito moderno: non sarà una tv con palinsesto ma lo strumento con il quale il PD comunicherà con la rete, fatto dai cittadini e non da chi confezionerà il tutto, andrà sul satellite per parlare: è un pezzo di un’idea di partito moderno che costruisce comunità dove politici e cittadini si incontrano, come i blog e i network. Non c’è nulla di male in due tv, abbiamo anche cercato di intrecciarci con Red TV. Le tre fasi del PD. Il segretario ha ripercorso quelle che per lui sono state le tre fasi: la prima quella dal discorso del Lingotto, le elezioni primarie, le elezioni dello scorso aprile. “Un periodo che ci ha dato sensazioni esaltanti e un risultato elettorale importante”. La seconda quella post-elettorale “difficile, anche per me. Dava l’impressione che tornasse qualcosa di antico”. La terza quella “delle feste, della summer school. Non ne ho sentito le tracce perché non avete partecipato ma è stata una grande fabbrica di esperienze, conoscenze,culture. E ora la manifestazione del 25 e poi la conferenza programmatica. E’ la fase dell’”ora che succede” c’è attenzione e sarà una grande e positiva manifestazione per l’alternativa.La crisi della democrazia e la crisi economica.Ho fama di essere una persona moderata, che bilancia la passione interiore. Potete immaginare se le cose che dico, che sono lo sviluppo di quel che ho detto al Lingotto quando ho usato l’espressione “crisi della democrazia” e quello che sto dicendo con accenti e toni diversi da chi è accomunato a questa valutazione. È quello che ho trovato in un articolo sul Sole di Carlo Bastasin che ragionava sul voto del congresso USA che nel cuore di una tempesta monetaria ha respinto il piano Paulson. Ho avuto la sensazione di una manifestazione del più drammatico problema con cui occidente si torva a fare i conti. Siamo a un tornante della storia, dopo il quale difficilmente le cose resteranno com’erano prima. Per noi capire che a assetti strutturali corrispondono modifiche dell’opinione pubblica significa capire che bisogna prepararsi a una battaglia. La crisi dei subprime da dove nasce? Da una crisi sociale, da un processo d’impoverimento della parte della società americana che faceva i mutui e non ha i soldi per pagare. È una crisi che proseguirà perché ci sono i pignoramenti e avrà effetto sull’economia reale. C’è una crisi sociale perché i manager sono in uscita e c’è chi ha la casa pignorata. È la crisi sociale di un modello di sviluppo che ha come sua origine la destra con la deregulation, con il salto dell’idea del mercato regolato. Come nasce Forza Italia? Con l’idea che lo stato fosse tutto lacci e lacciuoli e ogni autorità indipendente una rottura di scatole. Nasce ideologicamente liberista discendendo dal reaganismo e oggi approda al contrario senza elementi di rottura. Ed è tutto normale? Se lo avessimo fatto noi ci avrebbero impalato e invece loro rievocano lo stato al centro del sistema economico.Una società impaurita e l’autoritarismo. Le notizie dei giornali dal razzismo all’aumento dell’Euribor sono tutte figlie di questa famiglia come quelle su chi si sente male e nessuno lo aiuta sull’autobus. Hanno tutte il segno di una società impaurita e incattivita. Il messaggio della destra è ‘chiuditi in casa che al resto ci penso io’. Nella storia ogni volta che si sono fatte strada opinioni di questo tipo e si sono intrecciate crisi sociale e istituzionale la società ha conosciuto le sue tenebre. Siamo di fronte a una società veloce e ad una decisione politica lenta! Ma una società veloce ha bisogno di decisioni veloci. Berlusconi quando dice quelle cose si mette in sintonia con l’opinione pubblica perché la democrazia deve decidere senno non è democrazia e non risponde alla missione di governare una società complessa. Non è un problema solo in Italia ma in tanti paesi europei e comporta lo spostamento a destra dell’opinione pubblica mentre l’Europa è vista distante e incapace di decidere portando all’euroscetticismo. L’Europa è utile vogliamo dirlo? Se non avessimo la nostra moneta nell’euro saremmo in un maremoto, l’euro ci consente di reggere meglio a questa sfida. C’è il rischio di un autoritarismo moderno, l’idea di una società che quando la guardi non è più la stessa perchè non ci sono più le garanzie di una democrazia che decide. Mettere insieme gli elementi specifici del rischio italiano non significa abbracciare la teoria del regime. A me fa paura l’abitudine a cose alle quali non dobbiamo abituarci. E non m’importa se fai un sondaggio sugli immigrati perché sento il dovere che qualcuno in un paese costituisca la forza morale per rappresentare un’alternativa possibile. Le aggressioni a Parma e Torbellamonaca indicano un male: quello del rischio della xenofobia del razzismo che appaga chi ci prende i voti ma distrugge il tessuto sociale, è l’insecurizzazione della società. “Il governo è responsabile del malessere italiano”, per via dei suoi atteggiamenti intollerabili. Non è possibile che il presidente del consiglio dice cose palesemente non vere, l’altro giorno ha detto che prendeva l’elicottero per andare a vedere i campi nomadi e prima che non si recava all’Onu per seguire Alitalia!. L’idea che si può dire tutto e il contrario di tutto senza essere contraddetti è assurda. Ha insultato il capo dell’opposizione, i sindacati. Il governo manda a sbattere le trattative, un’opposizione contraria ma che si adopera per trovare una soluzione, informa il governo, la fa uscire dal binario morto e il premier invece di darcene atto o non dire nulla si scaglia contro il capo dell’opposizione! Il paradigma di un’opposizione iper-responsabile e un premier che fa annunci e spot. Ma le cose cominciano a cambiare il paese fa i conti con la situazione reale. Cito due cose.Costo della vita: ci so occupa della borsa di Milano e va bene ma la borsa di chi va a fare la spesa è vuota. E se è vuota peggiorano le imprese i lavoratori, il paese. Ma il governo in questo momento in cui siamo in ginocchio, e non solo per la crisi mondiale, non fa interventi anticiclici. Cosa fa il governo per venire incontro alle esigenze della classe media che si sente precipitare verso il basso. Il 60% dei poliziotti cede un quinto dello stipendio per arrivare a fine mese. Cosa fa il governo oltre che occuparsi delle cose dei sondaggi come grembiuli e scritte sui muri? Questa questione dobbiamo farla irrompere con grande determinazione perché dalla soluzione di questa crisi deriva la capacità della società di sottrarsi alla paura. Il PD forza dell’innovazione.Come pensano di far ripartire un paese bloccato senza diminuire le tasse, non sostenendo salari e pensioni, né facendo investimenti?Il governo ombra elabora di continuo proposte di legge. Abbiamo fatto una proposta sulle intercettazioni, ci siamo messi d’ascolto sul federalismo, sono convinto che guardando la storia italiana il nostro assetto dovrebbe far leva sulle regioni, sulla giustizia. Non dobbiamo difendere cose indifendibili ma la sostanza di un’assetto costituzionale mentre l’avvocato e deputato Ghedini definisce la magistratura non democratica! Abbiamo ragionato sul rapporto tra coscienza religiosa e impegno politico, come sul testamento biologico. È il modo di lavorare giusto, quello che cerca la sintesi. Non possiamo dimenticare di aver vissuto tempi in cui la democrazia faticava a decidere e dei ceti sociali hanno scelto di affidare dei compiti a chi prendeva una via semplificata.Da dove diavolo riparte l’Italia?Da un mercato libero e regolato dallo stato, con in valore d’impresa come funzione democratica. Lo stato in aree dove ha un valore strategico come l’acqua. Preoccupiamoci del destino delle classi medie, di chi ormai dorme nella sala d’attesa degli aeroporti di Milano. Dobbiamo essere la forza che rassicura il paese responsabile, che non racconta balle agli italiani che assolve il destino delle classi medie e risponde alle paure ambientali. Non sottovalutiamola.La manifestazione del 25 dovrà andare in questa direzione, siamo una grande forza per l’alternativa o pensavano che fossimo il club della pipa? Si sono stupiti ma siamo un grande partito d’opposizione. Venite con noi e non ci sarà scritto contro il regime per la libertà. Scriveremo salva l’Italia. Dalla condizione d’impoverimento nella quale si trova, dai tagli alla scuola, da una perdita di ruolo in Europa e dal punto di vista dei valori. Non dobbiamo avere paura, Follini e Tonini lavoreranno a un convegno sul tema della paura che si chiami come il libro di Woytila, Non abbiate paura.Materie per un PD nuovo che continui la sua sfida di opposizione che si distingua da forze estremiste, che appaia rassicurante e capace di costruire un destino nazionale.Forze nuoveDobbiamo rapportarci a associazioni e movimenti. Diverse forze si stanno avvicinando al PD ed è positivo, il sindaco di Gela, Rosario Crocetta ha deciso di aderire, un gruppo di persone a partire da Gavino Angius hanno deciso di avviare un rapporto di collaborazione e scambio, tante forze che stavano nella sinistra guardano al PD. A livello locale dobbiamo fare alleanze programmatiche e avere il massimo consenso possibile. Sono d’accordo a fare un’organizzazione degli immigrati anche se sono in tutte le strutture e chiedo a Nando Della Chiesa, Marcella Lucidi e Gad Lerner di costituire una consulta dell’immigrazione.

WALTER VELTRONI AL SOLE 24ORE: " LA DEMOCRAZIA SA CORREGGERSI"

4 ottobre 2008
AREA RASSEGNA STAMPA Politica Rassegna stampa
La democrazia sa correggersi
Fonte Walter Veltroni - Lettera a "Il Sole 24 Ore"
Caro direttore,ho trovato particolarmente convincente l'
analisi svolta da Carlo Bastasin sul Sole 24 Ore del 2 ottobre in merito alla crisi del sistema finanziario internazionale e ai suoi risvolti politici. Bastasin ci consegna un allarmante quesito: se la democrazia non rischi d'essere o di apparire un regime politico inadatto a governare processi critici e complessi come quelli di un'economia globale in crisi. Si tratta di un tema su cui io stesso mi interrogo con preoccupazione da qualche tempo e su cui mi sforzo di sollecitare una riflessione più ampia rispetto al dibattito contingente e alle polemiche quotidiane.La crisi prodotta dalla deregolamentazione dei mercati finanziari è la questione più acuta che oggi abbiamo di fronte, ma non certamente l'unico aspetto della globalizzazione con cui dobbiamo fare i conti. Basta pensare ai flussi migratori, alla pressione competitiva sul costo del lavoro, alla corsa al controllo sulle fonti energetiche di origine fossile. In un contesto simile appaiono più a loro agio Paesi di grandi dimensioni che stanno diventando anche grandi potenze economiche, e che tuttavia fanno non a caso parlare diversi osservatori di nuove forme di "capitalismo autoritario".L'efficacia con cui sembrano muoversi sulla scena globale, l'uso smaliziato del nazionalismo a fini di legittimazione interna, per giustificare la repressione del dissenso e gli atteggiamenti basati sulla forza verso l'esterno, rischiano di rinvigorire quei caratteri invece che stemperarli, e di promuovere imitazioni altrove, come suggerisce lo stesso Bastasin, soprattutto in Africa e in Asia.Seppure in modi e misure completamente diversi, un rischio simile esiste anche nei Paesi a democrazia consolidata dell'Occidente. C'è il rischio che la soluzione alle ansie prodotte dalla globalizzazione venga trovata in un decisionismo fine a se stesso, in un'illusoria protezione dei mercati nazionali, in un ripiegamento identitario sul piano culturale. La politica è tentata di far leva sulle inquietudini e le paure, di torcere in senso xenofobo la riscoperta, di per sé positiva, delle identità territoriali. Di usare a fini politici la religione, per lo più identificata con i valori tradizionali. Di sostituire alla faticosa ricerca di soluzioni riformiste (per modernizzare la scuola, la pubblica amministrazione, la giustizia, per rimettere in moto l'economia) la scelta di parole d'ordine populiste comunicativamente efficaci. La paura diffusa e il generalizzato bisogno di decisione generano così una pericolosa miscela di semplificazione mediatica dei problemi, la demonizzazione degli avversari, la marginalizzazione delle istituzioni di mediazione come il Parlamento e la politicizzazione partigiana delle autorità indipendenti, la noncuranza per la patologica concentrazione del potere e per i conflitti d'interesse. Sono pericoli in cui è caduta anche la democrazia americana, per intendersi, nell'ultimo decennio, soprattutto dopo l'11 settembre, e gli esiti li abbiamo oggi sotto gli occhi.E tuttavia la democrazia americana ha dalla sua la storia e la forza di un sofisticato sistema di controlli e contrappesi, di una società civile vivace, consapevole; di una grande pluralità di gruppi e mezzi d'informazione; di una radicata cultura orientata a difendere le libertà dei cittadini. Non a caso, dopo la crisi del '29 produsse Franklin Delano Roosevelt e il New Deal, inaugurando la più intensa e lunga fase non solo di crescita economica ma anche di estensione dei diritti e redistribuzione dei redditi.Dunque condivido, anche in un'ottica meno congiunturale, la fiducia di Bastasin nella capacità di correggersi delle democrazie, tanto più che il Congresso americano ha trovato ieri davvero un largo accordo nel momento del bisogno. Un accordo possibile perché i parlamentari neoconservatori sono stati disposti a lasciare un po' di voti sull'altare di quella stessa rudimentale ideologia della totale deregulation e del "meno Stato a prescindere" che hanno alimentato per un ventennio e che è alla base dell'attuale crisi.È con stupore, devo dire, che da quest'altra parte dell'Oceano si assiste alla disinvoltura con cui i profeti fino a ieri dell'iper-liberismo diventano ora iper-statalisti in nome della ricerca di un facile consenso. Ha perfettamente ragione Michele Salvati quando paventa (sul Corriere della Sera del 2 ottobre) il rischio che si alimenti nel nostro Paese un clima di "più Stato" altrettanto superficiale del clima di "più mercato" che dominava fino a un anno fa.Sarebbe una strada sbagliata e piena di conseguenze negative: la libertà di mercato è alla base di una società pluralista ed è parte integrante della forza di una democrazia.È l'insufficiente e cattiva regolazione dei mercati, il problema. È a partire da qui che si sono moltiplicati i rischi d'instabilità finanziaria. Ed è qui che bisogna cambiare: non un generico "più Stato", ma un intervento pubblico che affermi regole contro discrezionalità, e proprio grazie a questa distinzione, e non più vicinanza che diventa intreccio, tra politica e interessi privati, chiamati invece a muoversi in un quadro chiaro e certo.Ad ogni modo, se per quanto riguarda gli Stati Uniti c'è da confidare, dopo il voto del 4 novembre, in un ulteriore e più incisivo cambiamento di stile e di rotta, lo stile e la rotta assunti del Governo italiano, purtroppo, non promettono invece niente di buono. Senza ripercorrere ancora le vicende di questi mesi, solo la cronaca degli ultimi giorni è esemplare di un atteggiamento iniziato subito dopo l'inizio della legislatura.Mercoledì il presidente del Consiglio ha detto che la decretazione diventerà la modalità ordinaria per legiferare, dimenticando che la Costituzione su cui ha giurato consente al Governo di emanare decreti solo in casi di necessità e urgenza.Giovedì il ministro del Tesoro, invitato ad esporre alla Camera la visione del Governo sulla crisi dei mercati finanziari, ha illustrato burocraticamente la nota di aggiornamento al Dpef 2009-2013.Con una profonda mancanza di reale considerazione del ruolo del Parlamento, ha sostanzialmente riletto i dati già noti relativi alle previsioni per il prossimo quinquennio e ricordato l'agenda degli incontri internazionali a cui il Governo italiano parteciperà nei giorni a venire.Si intende che non è il ritorno alla "centralità parlamentare" della prima Repubblica il modello a cui mi ispiro. So bene che la democrazia s'indebolisce e può morire anche per l'eccesso di mediazioni e l'incapacità di decidere. Le mie convinzioni a riguardo sono note. Tanto per essere chiari, anche in questa legislatura, il Partito democratico si batterà per una seria riforma del Parlamento e del processo legislativo, per superare le irrazionali duplicazioni del bicameralismo paritario, ridurre il numero dei parlamentari e rendere il loro lavoro più produttivo.Così come lavoreremo per salvaguardare i mercati tanto dall'assenza di regole quanto dall'ingerenza statale esercitata a fini politici (due tentazioni ricorrenti nell'attuale maggioranza).Ma anche le democrazie che decidono, come sanno bene Tony Blair e Gordon Brown, leader di governo nel più maggioritario dei sistemi istituzionali europei, si reggono sul rispetto degli avversari e delle regole del gioco, sul bilanciamento dei poteri e la fastidiosa indipendenza dell'informazione. È per questo, soprattutto per questo, che sono in grado di correggersi.

* Segretario del Partito democratico

mercoledì 1 ottobre 2008

VELTRONI: Una democrazia più forte

Una democrazia più forte
Pubblichiamo il testo integrale della lettera inviata dal segretario del Partito Democratico Walter Veltroni al Corriere della Sera.Caro direttore,nel suo editoriale di ieri Pierluigi Battista descrive la preoccupazione e l'allarme che avevo manifestato nell'intervista al Corriere della Sera di domenica come una «vecchia narrazione», come la ripresa di uno scontro muro contro muro in cui viene messa in forse la legittimità democratica dell'avversario. Credo che questa analisi non sia corretta, per due motivi che proverò a spiegare.Il primo riguarda il rapporto impostato dalla maggioranza e da Berlusconi per primo con l'opposizione, il secondo la natura e la portata del ragionamento sui rischi di un impoverimento della democrazia che ho avviato ormai da tempo, che era al centro del mio discorso al Lingotto e poi a Sinalunga e dell'intervista al suo giornale.Ha certamente ragione Battista a dire che attorno al tema del rapporto maggioranza- opposizione c'è stato un «gigantesco equivoco»: quello che i giornali hanno stucchevolmente chiamato dialogo, ovvero il confronto con il governo sulle riforme istituzionali necessarie al Paese, è diventato una «autocensura moderata dell'opposizione, la sordina sulle critiche anche veementi all'azione di governo ». Uno schema impossibile e irrealistico, prima di tutto per la vita stessa della democrazia, che però è stato adottato per primo proprio da Berlusconi, che è sembrato aspettarsi una opposizione non dialogante ma inesistente. In cinque mesi di vita il Parlamento è stato chiamato a ratificare una lunga serie di provvedimenti, tutti o quasi decreti legge, tutti o quasi votati sull'onda della fiducia. Male sui contenuti (che si tratti di scuola o di sicurezza, di giustizia o di conti pubblici), male nel metodo che è poi sostanza democratica. Su questo insieme a Casini ho inviato una lettera al presidente della Camera per sottolineare come il Parlamento fosse messo nella condizione di non discutere nulla e sostanzialmente espropriato.Su tutto questo, sui concreti contenuti dei provvedimenti del governo Berlusconi e sui rischi di una vera decadenza della democrazia, il Pd ha promosso la sua manifestazione del 25 ottobre a Roma. È, questa, una delegittimazione dell' avversario? Potrei ribattere ricordando come il 2 dicembre del 2006, parlando su un palco in cui campeggiava la scritta «Contro il regime, per la libertà», Silvio Berlusconi affermava di rappresentare la maggioranza dell'Italia in lotta contro l'oppressione «imposta da un governo di minoranza».Ma non voglio andare così indietro per comprendere chi davvero è abituato a mettere in discussione la legittimità democratica dell'avversario. Mi limito a partire dallo scorso giugno: mentre alle Camere arrivava la norma blocca-processi i magistrati erano definiti metastasi della democrazia e il leader dell'opposizione diventava un «fallito» che dovrebbe «ritirarsi dalla politica». Ed è di qualche giorno fa, nel pieno della trattativa Alitalia, la battuta insultante di un «Veltroni inesistente », spesa per conquistare titoloni sui giornali e smentita solo giorni più tardi. In mezzo, un mare di insulti di tutti gli uomini del Pdl. Chi, se non Berlusconi, ha definito la giudice Gandus suo «nemico politico»? Chi minaccia la Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sul lodo Alfano? Chi parla del governo come di un «consiglio d'amministrazione »? Chi durante una trattativa offende il sindacato con i suoi prendere o lasciare e si esprime nei confronti di una forza dell'opposizione come l'Idv definendola nemica della democrazia e della libertà? Una litania, questa sì, delegittimante per l'opposizione e per le istituzioni.È per tutto questo che ho sottolineato quanto sia grande la differenza tra governare pro tempore, come avviene in democrazia, e invece sentirsi «al potere». E a proposito di narrazione, quando Berlusconi dopo essersi dichiarato disposto al confronto sulle riforme strappa la tela di ogni possibile convergenza e riprende come sempre ad aggredire ed insultare i suoi avversari non ripropone, questa sì, la narrazione antica di cui gli italiani si sono stancati?Peraltro le mie riflessioni di domenica, sulle quali più del 70% dei lettori del Corriere.it si è dichiarato d'accordo, erano un tentativo di portare lo sguardo un po' più in là rispetto a quanto sta avvenendo nel nostro Paese e alle polemiche contingenti. Non ho interesse, e non ne ho nemmeno la presunzione, ad ascrivere nessuno nella categoria dei «nemici ontologici» della democrazia. A preoccuparmi sono quegli stessi fenomeni di fondo che attraversano le società occidentali e che ovunque richiamano l'attenzione di tanti commentatori e uomini politici. Basti pensare a come in Francia una rivista cattolica del prestigio di Esprit abbia dedicato un intero numero agli attuali rischi di «regressione democratica », alla possibile fine della democrazia come la conosciamo in Occidente. A preoccuparmi è questo, è una realtà che si sta incaricandodi dimostrare che nel mondo il mercato può esistere anche senza democrazia o in presenza di democrazie deboli. È la realtà di una diffusa crisi democratica, di pericolose pulsioni xenofobe e razziste che ormai trovano aperta espressione e rappresentanza politica, come il voto austriaco ha appena dimostrato. È la realtà di un generalizzato bisogno di decisione che si manifesta con un insieme di semplificazione mediatica dei problemi, di fastidio per ogni complessità, di richiamo alle paure più profonde delle persone, di tendenze all'investitura plebiscitaria della leadership, di scavalcamento o marginalizzazione delle istituzioni, di noncuranza per la patologica concentrazione del potere, di irrisoria facilità nell'oscillare tra il ruolo di profeti della deregulation e quello di paladini dell'intervento dello Stato. Di tutti questi fenomeni il nostro Paese, anche per l'evidente propensione del Presidente del Consiglio ad esserne l'incarnazione, è purtroppo un evidente esempio.Non vecchie narrazioni e residui del passato, insomma. Noi siamo l'opposizione dell'innovazione e della democrazia che decide. Abbiamo la preoccupazione per la complessità dei problemi presenti e sentiamo la responsabilità di cercare risposte nuove per difendere e rafforzare la nostra democrazia, per rendere il nostro Paese più moderno.

Walter Veltroni