giovedì 8 gennaio 2009

UNIVERSITA', E' LEGGE IL DECRETO CHE SCONTENTA TUTTI

8 gennaio 2009 PRIMO PIANO - Articolo
Università, è legge il decreto che scontenta tutti
Picierno: "decreto università è un prodotto mediocre" Contro tutto e tutti! Questa mattina, il decreto legge n° 180 è stato convertito in legge. Un risultato che la maggioranza ha ottenuto, facendo orecchie da mercante e ignorando le richieste, non solo dell’opposizione, ma anche e soprattutto quelle di coloro che vivono l’università: studenti e docenti.Già nella giornata di ieri erano apparse chiaramente le intenzioni dell’esecutivo. Quando le cose si mettono male, bisogna avere fiducia! Perciò il governo ha chiesto l’ennesimo voto di fiducia alla Camera dei Deputati. In aula ha fatto la sua comparsa anche il presidente del Consiglio, evidentemente deciso a ricordare ai suoi, con la sua presenza, come bisognasse votare…Intanto, dentro e fuori dall’aula, le proteste e i dissensi si sprecano, e contro l’ “avanti tutta” del governo si sollevano le voci più diverse.Primi fra tutti gli studenti universitari. “Criminale è chi distrugge l’università” è lo slogan che campeggia sullo striscione degli studenti dell’Università “La sapienza” di Roma, riuniti in occasione del presidio “democratico” di fronte a Montecitorio. Sfilano in via del Corso, la “Roma delle vetrine”, distribuiscono volantini, ribadiscono il loro no a questa legge e ricordano che “in tempi di saldi l’università non è in vendita”. Non viene risparmiato neanche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno che nei giorni passati aveva accusato gli studenti di tenere in ostaggio l’ateneo.Al coro dell’ “Onda”, si uniscono i docenti universitari, che dopo essere scesi nelle piazze con gli studenti, gridano il loro no al decreto Gelmini in un j’accuse, intitolato “Manifesto per l’università pubblica”. Il libro, scritto da quattro docenti appartenenti a diversi atenei e facoltà, denuncia un malcontento inascoltato. "Da tempo voci isolate o minoranze combattive - si legge nellapresentazione del libro edito da DeriveApprodi – hanno manifestato il proprio dissenso e avanzato proposte. Oggi però si tratta di una lotta per la sopravvivenza: la riduzione dei fondi, le misure che rendono pressochè impossibile l'inserimento dei giovani studiosi nel sistema di ricerca, la privatizzazione delle università sono le armi di un'eutanasia annunciata". Contro le misure adottate dal governo Berlusconi in materia di università, “il mondo universitario si ribella. Dopo anni di torpore e silenzio gli studenti hanno ritrovato la voglia e la forza di manifestare. Queste le ragioni che hanno spinto alcuni docenti a riflettere sul presente, ma anche rivendicare un possibile futuroper l'università pubblica e il sapere critico"Disapprovazione arriva anche dalla Flc Cgil che, mediante il suo segretario generale Domenico Pantaleo, afferma: “Il governo ha posto il voto di fiducia, svuotando del tutto di significato la discussione svolta alla camera e gli emendamenti presentati. Si ripropone esattamente quanto è accaduto per i precedenti interventi legislativi: l’espropriazione, oltre che del confronto con i soggetti rappresentativi interessati, e l’approvazione di misure unilaterali del governo”. “Il blocco totale del reclutamento per tutti gli atenei che superano il 90% alle spese di personale – prosegue Pantaleo – rappresenta un vincolo che, a partire dall’anno prossimo, produrrà la desertificazione nella maggior parte degli atenei.Il Partito Democratico si è espresso duramente nei confronti del governo e della nuova legge.Immediato il commento di Mariapia Garavaglia, ministro ombra dell'Università nel governo ombra del PD: "L'università italiana soffre di una crisi che non sarà certo il provvedimento approvato oggi, con le sue misure insufficienti e in alcuni casi anche peggiorative, a riportare ad una situazione di normalità gli atenei. Serve invece una rapida azione in profondità che nessun decreto è ingrado di garantire. Il ministro Gelmini, prima della pausa natalizia, aveva annunciato la presentazione nel più breve tempo possibile di un disegno di legge organico sull'università. Speriamo che a questo impegno seguano i fatti. Di fronte a un'iniziativa che restituisca al Parlamento la centralità che la Costituzione gli garantisce, il Partito Democratico è pronto aconfrontarsi con la maggioranza, non certo per un desiderio d'intesa, ma per la salvaguardia di un settore fondamentale per il futuro del Paese e delle sue generazioni più giovani”.Chiaramente insoddisfatta anche Pina Picierno, ministro delle Politiche Giovanili nel governo ombra del PD: "Il decreto università è un prodotto mediocre, elevato a rango di riforma da una accurata campagna mediatica del governo. Si fa un po' di maquillage ma non si affrontano i problemi strutturali. Il nuovo testo fallisce nelle finalità principali: non razionalizza le risorse, non diminuisce il potere dei baroni, non migliora la capacità produttiva degli studenti e soprattuttonon opera in una dimensione di lungo periodo. Ancora un volta vi è una preoccupante assenza di regia: il grande assente è una visione organica della funzione dell'Università rispetto agli obiettivi strategici del Paese.Più ironico il senatore del PD Antonio Rusconi che, rispondendo all’on Italo Bocchino del Pdl, che si detto meravigliato per il voto contrario del Partito Democratico: "Perché tanta meraviglia? Vogliamo rammentare che la nostra non è una opposizione pregiudiziale, tant'è vero che apprezziamo il fatto che il Ministro Gelmini abbia voluto, per esempio, recuperare il ruolo degli istituti tecnici nella scuola superiore". "Peccato però - ha poi aggiunto il senatore del Pd - che qualcuno pensi ancora che l'università italiana possa avere un futuro decente tagliando, a partire dal 2010, i trasferimenti del 25 per cento". E ancora: "Come potranno essere premiate le università virtuose con un miliardo e mezzo di euro in meno?". "Vorremmo - conclude Rusconi - che qualcuno ci convincesse di questo".Dalla parte dell’università anche la vicepresidente dei deputati PD, Marina Sereni, che ha commentato la conversione del decreto in legge dicendo: “L'Università italiana va cambiata, ma per affermare questa necessità non c'era e non c'è nessun bisogno di una campagna denigratoria sugli atenei italiani. In queste settimane invece, per contrastare una pacifica e razionale protesta di studenti e docenti contro un taglio insostenibile alle risorse da destinare alle università, si è alimentata una vera e propria campagna contro le università del nostro paese, facendo di tutta l'erba un fascio, dipingendole tutte come sprecone, corrotte, incapaci di formare e fare ricerca". La Sereni ha inoltre ricordato che con 25 decreti legge e 8 voti di fiducia, il governo sta sminuendo e squalificando il lavoro del Parlamento.Conclude Manuela Ghizzoni, capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, sottolineando che “i dati Eurostat mostrano che l'intero sistema dell'istruzione pubblicaitaliana, dalla scuola elementare all'università, è fortementesottofinanziato e smentiscono completamente l'impostazione del MinistroGelmini secondo cui l'Italia è tra i paesi europei più virtuosi". Secondo la Ghizzoni qualsiasi intervento sull’università, non può prescindere da un potenziamento dei fondi, al contrario della nuova legge che prevede tagli consistenti.

lunedì 5 gennaio 2009

PD: MORANDO NUOVO COMMISSARIO PROVINCIALE NAPOLETANO

5 gennaio 2009 Ufficio stampa - Comunicato stampa
Napoli: Veltroni nomina Morando commissario partito
Comunicato dell’Ufficio stampa del Partito Democratico Il segretario del Partito Democratico, Walter Veltroni, in seguito alledimissioni di Luigi Nicolais dalla carica di segretario provinciale di Napoli,ha nominato commissario del PD napoletano il senatore Enrico Morando.

NAPOLI: PD, ORA RICOSTRUIRE RAPPORTO DI FIDUCIA CON I CITTADINI

5 gennaio 2009 Ufficio stampa - Comunicato stampa
Napoli: PD, ora ricostruire rapporto di fiducia con cittadini
Comunicato dell’Ufficio stampa del Partito Democratico “Prima di Natale, nel corso di un incontro a Roma con i vertici nazionali elocali del Partito Democratico, insieme con il sindaco di Napoli Rosa RussoIervolino, il partito aveva condiviso a tutti i livelli l’indicazione che siprocedesse, nell’interesse della città, al maggior rinnovamento possibile neiprogrammi e negli uomini della giunta comunale.“Il PD è un partito federale che affida ai propri livelli dirigenti regionalie locali piena autonomia e, in coerenza con i propri principi, noninterferisce con le scelte compiute da sindaci o amministratori eletti datutti i cittadini. Per questo la traduzione di questa indicazione politica nonpoteva che essere affidata alla responsabilità istituzionale del sindaco, nelconfronto con il PD napoletano e campano e le altre forze della coalizione. IlSindaco Iervolino ha ora annunciato la formazione della sua nuova compagine digiunta.“Ora, nel lavoro di tutti i giorni e con i fatti, l’amministrazione napoletanadovrà ricostruire quel rapporto di fiducia con i cittadini che le vicende deimesi e delle settimane scorse hanno reso più fragile.“E’ per questo che, nell’interesse della città, è importante che il PartitoDemocratico si impegni da subito al massimo delle sue forze”.

domenica 4 gennaio 2009

IERVOLINO: VARATA LA NUOVA GIUNTA A NAPOLI

L'annuncio dopo l'incontro con i vertici locali del Partito democraticoper affrontare la questione rimpasto. "Ci siamo confrontati e ci siamo capiti"
Napoli, incontro Iervolino-PdIl sindaco: "Varata la nuova giunta"
L'elenco completo degli assessori, "forte rinnovamento e no all'azzeramento"
Rosa Russo Iervolino
NAPOLI - Rosa Russo Iervolino ha varato la nuova giunta. Il rimpasto arriva alla fine di una lunga giornata iniziata con l'incontro con i vertici locali del Pd, dopo che
ieri il sindaco aveva anche minacciato elezioni anticipate, a seguito dell'inchiesta sulla delibera Global Service. Il Partito democratico, al termine del faccia a faccia, aveva ribadito la necessità di un rinnovamento della squadra della giunta di Napoli nel "rispetto della responsabilità e dell'autonomia e delle scelte del sindaco". Vice sindaco è stato riconfermato il notaio Sabatino Santangelo. In giunta entrano: Enrica Amaturo, professore ordinario di Sociologia già Preside della facoltà; Paolo Giacomelli, già direttore del settore Igiene urbana del Comune di Roma; Riccardo Realfonso professore ordinario di Economia Politica all'Università del Sannio; Diego Guida, industriale-editore; Marcello D'Aponte professore ordinario di Diritto del Lavoro Pubblico presso la Facoltà di Scienze politiche della Federico II; Pasquale Belfiore, ordinario di Composizione architettonica alla Sun nonchè presidente dell'Inarc Campania. Sostituiscono Giorgio Nugnes, dimessosi dopo gli arresti di ottobre per i disordini di Pianura, e poi suicida; Enrico Cardillo, dimessosi prima di essere colpito da arresti domiciliari poi revocati nell'ambito dell'inchiesta sul Global Service; gli assessori Ferdinando Di Mezza e Felice Laudadio, anche essi coinvolti e agli arresti domiciliari; Luigi Imperlino, dell'Idv, che aveva lasciato l'incarico su disposizione del leader del partito; esce anche l'assessore Gennaro Mola. I sei nuovi assessori si aggiungono a quelli di recente nominati dal sindaco Iervolino: Luigi Scotti, già Guardasigilli, Agostino Nuzzolo, ordinario di Trasporti all'Università di Roma Tor Vergata e professore presso il Mit di Boston; Mario Raffa ordinario di Ingegneria Economico Gestionale presso la Facoltà di Ingegneria della Federico II; Gioia Rispoli, ordinaria di Letteratura greca all'università Federico II.
Nel pomeriggio, all'uscita da Palazzo San Giacomo, sede del Comune, il primo cittadino aveva confermato un "sostanziale passo avanti". In serata l'annuncio: la nuova squadra è pronta. "Farò l'impossibile per farcela entro domani", aveva promesso il sindaco, parlando dell'incontro con il segretario provinciale del Pd, Luigi Nicolais, e con quello regionale, Tino Iannuzzi, come "cordialissimo e costruttivo". "L'armonia c'è ed è completa". Quanto alle incomprensioni con Nicolais, "ci siamo confrontati e ci siamo capiti. Stare intorno a un tavolo è utile, perché finché si fanno discorsi da lontano... se si comincia a scendere nel merito si capisce il perché di certe inclusioni o di certe esclusioni". Circa le trattative, l'impegno maggiore è stato nella distribuzione delle deleghe: "Non è facile, tenete conto che c'è quella per il centro storico con i finanziamenti dell'Unione Europea e il riordino delle partecipate. Ma ormai e lo dico per la seconda volta e spero di non essere smentita per la seconda volta, la giunta è fatta". "La posizione è quella di un forte rinnovamento motivato e concordato - ha rimarcato il sindaco - no all'azzeramento". Dunque, hanno chiesto i cronisti, le parole di ieri erano di amarezza? "Non è amarezza - ha puntualizzato Iervolino - io sono una persona decisa. Mi hanno insegnato: o bene dentro o bene fuori. Stare così in bilico, fare tarantelle non è da me. Per cui se le condizioni ci sono, e a oggi ci sono, si va avanti. Se no, arrivederci". Con il segretario del Pd Walter Veltroni, Iervolino ha detto che quello telefonico di ieri "era il colloquio definitivo". "Il Pd ha ribadito la necessità di un rinnovamento sostanziale nel programma e nel governo della città - si legge nella nota dei segretari provinciale e regionale del Pd diffusa al termine dell'incontro - e tale rinnovamento va perseguito individuando grandi e visibili priorità di intervento da attuare in tempi certi e ravvicinati. E realizzando l'innovazione della compagine di governo attraverso la valorizzazione di professionalità e competenze nel rispetto della responsabilità e dell'autonomia delle scelte del sindaco".

venerdì 2 gennaio 2009

CHIUSO IL PRIMO SONDAGGIO SUL FUTURO CANDIDATO SINDACO DEL CENTROSINISTRA A VIETRI!!!!!!!!!!!!!!!

Ebbene sì cari compagni, si è chiuso il primo sondaggio sul futuro candidato del Centrosinistra alle prossime Amministrative al Comune di Vietri sul Mare, il sondaggio relativo al bimestre Novembre-Dicembre 2008, ha dato i seguenti risultati:
1) Antonio Borrelli 29%
2) Marcello Civale 20%
3) Franco Benincasa 17%
4) Luigi Raimondi 11%
5) Gerardo Pellegrino 10%
6) Alfonso Giannella 5%
7) Gerardo Liguori 4%
8) Cesare Marciano 2%
9) Luigi Gorga 1%
9) Tommaso Buono 1%
Alla chiusura del sondaggio hanno votato 154 utenti del Blog.
Il prossimo sondaggio sullo stesso argomento si terrà nel bimestre Febbraio-Marzo 2009.

Ai posteri l'ardua sentenza................!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
HASTA LA VICTORIA SIEMPRE........................
Vincenzo Solimene
Segretario Politico
Terra e Libertà

giovedì 1 gennaio 2009

CIAMPI: SALVATI DALL'EURO, MA POCHI IN ITALIA LO HANNO CAPITO.

AREA RASSEGNA STAMPA - Rassegna stampa
Carlo Azeglio Ciampi: “Salvati dall’euro, ma pochi in Italia lo hanno capito”
fonte

Intervista di Paolo Passarini - La Stampa
"Sì, certo, ricordo benissimo».
Nella memoria di Carlo Azeglio Ciampi scattano i fotogrammi di una certa mattina di dieci anni fa.
«Stavo andando all’aeroporto, ma decisi di fare una sosta alla Zecca, perchè sapevo che coniavano i primi euro. Ricordo che presi tra le dita la prima di quelle monete, con l’uomo di Leonardo sul "verso", come avevamo voluto. L’immagine più bella che si potesse mettere sull’euro».
Qualcuno scrisse che le spuntò una lacrima...
«Ero certamente commosso. Avevo vissuto ogni fase della storia dell’euro, prima come governatore della Banca d’Italia, poi come ministro del Tesoro e, infine, come presidente del Consiglio. Si può dire che tutta la mia vita pubblica si è svolta nel solco dell’euro».
E, naturalmente, ricorda anche i momenti difficili.«Intanto ci furono tutte le difficoltà connesse alla decisione di dare vita all’euro. Ma poi ci furono quelle per realizzare le condizioni necessarie a far entrare la lira nonostante avessimo molti dati contro. Il più importante era il rapporto tra deficit pubblico e prodotto interno lordo, che nel ’96 aveva chiuso al 7,5%. La soglia massima accettata era il 3%. L’obiettivo per il ’97 era stato fissato al 4,5%, ma nel corso dell’anno decidemmo di puntare al 3% entro l’autunno. In realtà, poi, scendemmo addirittura al 2,7%, ma, a quel punto, l’altra grande difficoltà fu convincere l’Europa che quei risultati erano sostanziali e non frutto di artifici contabili, come scrivevano anche alcuni giornali italiani e come sembrava credere il ministro delle Finanze tedesco Theo Weigel, diventato poi un mio grandissimo amico.
Fu una lotta veramente dura.
Conservo incorniciato il comunicato-stampa che dette notizia dell’accettazione dell’Italia. Lo tenevo nel mio studio al Quirinale e ce l’ho oggi al Senato».Ci furono critiche rispetto al livello di cambio accettato per la lira.«Quello era avvenuto prima, quando bisognò trattare il rientro nell’accordo di cambio dal quale eravamo usciti nel ’92. Chiesi il rientro e ci fu una riunione molto dura dell’Ecofin a Bruxelles. Puntavo a mille rispetto al marco, ma strappammo quota 990, che un articolo del Financial Times dipinse come un successo ottenuto dopo una fiera battaglia. Del resto, le banche centrali si erano già accordate per 950».Poi l’euro ebbe corso e in Italia i prezzi esplosero.
Si poteva fare meglio?
«Si poteva fare di più durante la fase di change-over. Avremmo dovuto insistere perchè venisse creata la banconota da un euro. Inoltre, a partire dal 1 gennaio ’99, non vi furono abbastanza controlli. Forse sarebbe stato anche opportuno mantenere più a lungo le etichette con il doppio prezzo. Ma questi sono aspetti minori rispetto al risultato di avere creato l’euro».Infatti lei continua a ritenere che l’adozione dell’euro sia stata un buon affare per l’Italia.«Certamente. Basta andare con la memoria alle varie crisi vissute negli anni ’90, pensare agli sconvolgimenti portati sui mercati dalla globalizzazione o riflettere sull’attuale crisi finanziaria internazionale per immaginare quante svalutazioni la lira avrebbe dovuto subire nel frattempo. L’Italia, poi, non ha ancora capito il vantaggio enorme che ne ha ricavato per quanto riguarda la diminuzione degli oneri sugli interessi e di conseguenza del rapporto tra debito e Pil».
Quindi, secondo lei, l’euro è stato un successo?
«Un successo enorme. Basta guardare al rapporto con il dollaro e, adesso, anche con la sterlina, e constatare come l’euro si stia affermando sia sui mercati internazionali sia come moneta di riserva mondiale. Non a caso aumentano le domande di adesione».Ma non c’è una politica economica europea...«Una grave mancanza. L’ho già definita una zoppìa. In ogni paese la politica economica è frutto di una collaborazione dialettica tra la banca centrale e il governo. Per l’euro questa dialettica non c’è ancora in modo pieno. L’eurogruppo non coordina ancora la politica economica europea quanto sarebbe necessario. Di conseguenza, anche la risposta a questa crisi non mi è sembrata abbastanza europeista».
Quindi la mancata integrazione è una minaccia per l’euro?
«Bisogna andare avanti. Bisogna che un’avanguardia aperta e non esclusiva apra la strada».
Quale avanguardia?
«L’avanguardia è l’eurogruppo. Vede, si confrontano due visioni, quella di un’Europa confederale quella di un’Europa federale. Adesso l’Unione è un mix delle due cose e così sarà forse sempre, ma adesso occorre che la parte federale aumenti un po’ il proprio peso».

DALLA CRISI UN'ITALIA PIU' GIUSTA E MODERNA

1 gennaio 2009 PRIMO PIANO - Articolo
Dalla crisi un'Italia più giusta e moderna
Verità, coraggio e lungimiranza nell'appello del Capo dello Stato ”Un'autentica reazione vitale come negli anni più critici per il paese”. Così il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel tradizionale discorso della vigilia di capodanno alla Nazione ha voluto indicare agli italiani lo spirito con cui sarà necessario affrontare le sfide dell’anno venturo. Un appello accorato, realista e allo stesso tempo ricco di speranza per un anno che, come ha sottolineato il Presidente, “si preannuncia più difficile, e che ci impegna a prove più ardue, rispetto alle esperienze vissute da molto tempo a questa parte”.Ma pur nelle difficoltà di una crisi economica mondiale, riferimento constante nel discorso pronunciato a reti unificate, e con la mente rivolta ai conflitti aperti nel mondo, il Capo dello Stato vede la possibilità per il Paese di reagire, di diventare migliore e più “giusto”. Un’occasione per un rinnovato spirito di coesione , “la prova più alta in cui si riassumono tutte le altre” ha detto il Presidente, che gli italiani hanno dimostrato di possedere, sia dopo la fine della seconda guerra mondiale, sia nel periodo del terrorismo, e un’opportunità per porre un argine “alle sempre più acute disparità nei redditi e nelle condizioni di vita, per riformare un sistema di protezione sociale squilibrato e carente, per elevare le possibilità di istruzione e di ascesa nella scala sociale”. Un invito a lavorare nell'interesse delle fasce sociali più deboli condiviso anche dal segretario del Pd Walter Veltroni. “Le parole del presidente Napolitano - ha dichiarato il leader del Pd - come sempre, sanno cogliere i sentimenti e le preoccupazioni del popolo italiano. Per questo il rilievo dato nel discorso di fine anno dal Capo dello Stato alla gravità della crisi economica e alle sue conseguenze sociali è molto importante, davanti a sottovalutazioni e a nascondimenti da altri operati”. Nella prima parte del discorso il Presidente della Repubblica ha voluto ricordare quanto accade oggi n Medio Oriente, “una tragica spirale di violenza e di guerra”, sottolineando la necessità di “riaprire la strada della pace in una regione tormentata da così lungo tempo”. Poi la crisi economica originata negli Stati Uniti, ricordando i pericoli cui è esposta la società italiana “senza sottovalutarne la gravità: ma senza lasciarcene impaurire. L'unica cosa di cui aver paura è la paura stessa”. Giorgio Napoletano si dice “convinto che possiamo limitare le conseguenze economiche e sociali della crisi mondiale per l'Italia, e creare anzi le premesse di un migliore futuro”. A condizione che vengano finalmente affrontati i problemi, le inefficienze che il Paese si porta dietro da troppo tempo. “Facciamo della crisi un'occasione per liberarcene, guardando innanzitutto all'assetto delle nostre istituzioni, al modo di essere della pubblica amministrazione, al modo di operare dell'amministrazione della giustizia".Il riferimento ai problemi strutturali del Paese diventa così occasione per il Capo dello Stato di riflettere su cosa l’Italia di oggi e su cosa potrà essere l’Italia di domani. Un paese oggi in cui la crisi economica si fa sentire per molte famiglie, per tutti coloro che hanno perso il lavoro, per i precari, per le donne che faticano a trovare impiego, e per coloro che a causa della crisi si trovano a ridosso della soglia della povertà. Un paese che domani potrà migliorare se stesso, diventare più solidale, più giusto, più equo. “Parti sociali, governo e Parlamento dovranno farsi carico di questa drammatica urgenza, con misure efficaci, ispirate a equità e solidarietà". Anche qui Walter Veltroni condivide le parole del Presidente della Repubblica. “Chi rischia di perdere il lavoro, i precari, chi è in cassa integrazione o non ha gli strumenti di protezione sociali necessari, le famiglie coi redditi più bassi, il Mezzogiorno. A tutti va risposto in maniera concreta e fattiva”. Concorde anche Pierluigi Bersani, inistro ombra dell'economia del Pd: "Finalmente parole di verità sulla crisi, parole che spazzano via banalità e sottovalutazioni. Guardare in faccia la crisi, senza paura, con concretezza e volontà di reagire: noi ci siamo, senza pregiudizi e prendendoci le nostre responsabilità. Non abbiamo mai fatto una critica senza avanzare una proposta. Moltiplicheremo adesso i nostri sforzi nel solco delle parole del Presidente".Il Capo dello Stato si sofferma poi su clima, energia, innovazione, temi spesso al centro del dibattito pubblico e politico, a cui però spesso non seguono atti concreti e che invece possono essere però occasione, secondo il Capo dello Stato, per lo “sviluppo futuro dell'attività produttiva in Italia. Vanno in particolare colte le opportunità offerte dalle tecnologie più avanzate per l'energia e per l'ambiente. Facciamo della crisi l'occasione per rinnovare la nostra economia, e insieme con essa anche stili di vita diffusi, poco sensibili a valori di sobrietà e lungimiranza.” Una sfida "impegnativa - secondo Ermete Realacci, ministro ombra dell'ambiente del Pd- che riguarda tutti e in primo luogo la politica. Il Partito Democratico è pronto a raccoglierla". Il Presidente della Repubblica ritorna poi sulla crisi e il mondo della formazione, la cui riforma, indispensabile per il nostro futuro, deve essere orientata al raggiungimento di alti livelli di qualità e gestione produttiva delle risorse pubbliche, con il coinvolgimento “costruttivo e aperto” di tutti gli attori coinvolti, comprese le rappresentanze studentesche. “Facciamo della crisi un'occasione perché l'Italia cresca come società basata sulla conoscenza, sulla piena valorizzazione del nostro patrimonio culturale e del nostro capitale umano”.Il Presidente della Repubblica si rivolge anche alle forze politiche, ricordando che “è essenziale che queste escano da una logica di scontro sempre più sterile” e che possano invece “guadagnare fiducia mostrandosi aperte all'esigenza di un impegno comune, ed esprimendo un nuovo costume, ispirato davvero e solo all'interesse pubblico”. Solo ristabilendo “trasparenza e rigore nell'uso del danaro pubblico” e recuperando il ruolo centrale del Parlamento,” la cui capacità di giudizio e di proposta resta fondamentale nel nostro sistema democratico” , sarà possibile giungere in modo positivo alle riforme di cui il Paese ha bisogno e “che vanno condivise”. Ma alla fine, per quanto difficile possa essere siamo tutti noi, i cittadini, insieme e singolarmente che potremo, secondo il Capo dello Stato fare la differenza nei mesi che verranno, e produrre “un’autentica reazione vitale come negli anni più critici per il nostro paese”. “Sono chiamate alla prova tutte le componenti della nostra società, l'insieme dei cittadini che ne animano il movimento, in una parola l'intera collettività nazionale. Questo è lecito attendersi dalle generazioni che oggi ne costituiscono la spina dorsale"."A voi che mi ascoltate – conclude il suo discorso il Presidente Napoletano - a tutti gli italiani, a tutti coloro che venendo da lontano operano in Italia nel rispetto delle regole e meritano il pieno rispetto dei loro diritti, un augurio più che mai caloroso e forte per l'anno che nasce. Per difficile che possa essere, lo vivremo con animo solidale, fermo, fiducioso".