PRIMO PIANO - Articolo
Intercettazioni: limiti su limiti
Berlusconi, Alfano e la Lega. Tutti assieme per smantellare un fondamentale strumento investigativo
Intercettazioni sì, intercettazioni no. Anzi forse. Con le nuove disposizioni volute dal Pdl e dalla Lega, il ddl sicurezza pone limiti su limiti all'uso delle intercettazioni. Limite temporale pari a due mesi. Limite di merito ossia sono se esistono "gravi indizi di colpevolezza" e non più semplici "indizi di reato", come prevede la normativa ancora vigore oggi. Verranno inoltre esclusi dall'elenco dei reati per cui saranno autorizzate le intercettazioni, l'insider trading, la manipolazione del mercato azionario, e l'aggiotaggio. Trenta giorni di carcere o ammenda dai 3 mila ai 10 mila euro per i giornalisti che pubblicheranno le intercettazioni. Queste sono le principali aggiunte ad una norma che sembra essere nella sostanza confermata. Ad eccezione della pornografia minorile, il contrabbando, i delitti contro la pubblica amministrazione e i reati concernenti sostanze stupefacenti e armi, potranno essere oggetto di intercettazioni solo i reati con pene superiori ai 5 anni. Intercettabili anche i reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria, molestia o disturbo delle persone con il mezzo del telefono, lo stalkingL'unico ad essere entusiasta della riforma è il Guardasigilli Angelino Alfano felice di avere svolto il compito assegnatogli dal premier con grande celerità dopo lo stallo dei giorni scorsi. Né il PD, né l'Associazione nazionale magistrati sono dello stesso parere.
"La legge sulle intercettazioni non va assolutamente bene". Lo ha ribadito Walter Veltroni che a margine dell'inaugurazione della sede piemontese del PD. "Dire che si possono fare le intercettazioni solose ricorrono le condizioni di gravi indizi e' un errore perché le intercettazioni si fanno per appurare se esistono gravi indizi di colpevolezza, quindi la legge non va proprio bene".
"La nostra proposta é diversa - ha spiegato ancora il leader del PD - è che i magistrati usino le intercettazioni per tutti i reati allo scopo di accertare la verità poi queste intercettazioni non devono finire sui giornali, che è una elementare norma di tutela e di garanzia della privacy e dell'onorabilità dei cittadini".
"Siamo sconcertati, dopo tanta attesa il governo ha presentato un testo peggiore del precedente, che subdolamente reintroduce la possibilità astratta di sottoporre ad intercettazioni chi commette reati tra i 5 e i 10 anni, ma che in realtà limita gravemente il potere investigativo della polizia giudiziaria e della magistratura inquirente. Nel merito, la richiesta di 'gravi indizi di colpevolezza' per attivare le intercettazioni comprime fortemente la possibilità di utilizzarle efficacemente” ha dichiarato la capogruppo del PD nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti. “Un'ipotesi gravissima – ha continuato - che rivela il vero modo in cui Pdl e Lega considerano le intercettazioni: un accessorio delle indagini e non uno strumento essenziale per la ricerca della prova in presenza di gravi indizi di reato Inoltre, il presupposto dei gravi indizi di colpevolezza e' quello che giustifica le misure cautelari. Non si capisce allora perché si dovrebbero avviare le intercettazioni. Diciamoci la verità - sottolinea - il vero scopo di questa legge non è la tutela della riservatezza dei cittadini ma quella di impedire indagini serie per i gravi reati contro la pubblica amministrazione. Altro che accordo di maggioranza, questo è un attacco alla sicurezza di tutti i cittadini e alla trasparenza della gestione della cosa pubblica”. “Inoltre – ha proseguito la Ferranti - mi sembra assurdo e risibile che in caso un autore ignoto di reato sia solo la parte offesa a poter richiedere l'intercettazione e, tra l'altro, solo della propria utenza. Una privatizzazione delle indagini che contrasta con il principio dell'obbligatorietà dell' esercizio dell'azione penale e che lega le mani agli organi di investigazioni. Infatti - si chiede - nel caso di scarico di rifiuti tossici, o in presenza di altri reati ambientali e satelliti in cui la parte offesa è difficilmente identificabile, o magari compressa dalla paura o dalla minaccia, chi chiederà le intercettazioni”?"Questo testo – ha concluso la Ferranti - non evita l'uso strumentale delle intercettazioni ma bloccherà l'efficace contrasto alla criminalità. Il Pd presenterà in commissione radicali proposte di modifica al testo del governo, ma nel caso non fossero accolte,voteremo contro. Non ci presteremo a distruggere il sistema investigativo"."Vedremo e valuteremo, quella delle intercettazioni è una materia molto delicata. Io credo che il punto di partenza saggio sarebbe il testo che è stato approvato dall'aula della Camera due legislature fa". Lo ha dichiarato Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del PD al Senato."Vorrei mettere subito in chiaro che è inutile montare polemiche strumentali sul caso Genchi per giustificare qualunque norma di restrizione sulle intercettazioni telefoniche e sulle intercettazioni ambientali - sottolinea - Il caso Genchi va trattato con la dovuta cautela e con l'approfondimento necessario, e certo ci vuole un serio approfondimento su quello che è avvenuto, ma teniamolo distante dalla riforma delle norme sulle intercettazioni telefoniche. E' un'altra partita, va guardata con grande attenzione, bisogna tenere insieme le libertà dei cittadini e le possibilità di investigazione. Non nego che si sia ricorso tavolta troppo alle intercettazioni telefoniche, evitando così altri strumenti di indagine più faticosi e meno immediati. Però non metterei in correlazione, come mi pare stia facendo il Presidente Berlusconi, le vicende di cronaca legati all'affare Genchi con questa riforma. Capisco che si voglia creare nell'opinione pubblica un senso diffuso che appoggi qualunque restrizione rispetto alle intercettazioni telefoniche, ma esse sono molto spesso essenziali ai fini delle indagini. L'unica buona notizia - ha concluso Anna Finocchiaro - è che sono rientrati i reati contro la Pubblica amministrazione tra quelli per i quali si possono disporre le intercettazioni". “Così hanno vanificato un fondamentale strumento investigativo. Così la magistratura inquirenterischia di chiudere. Di molti reati, a cominciare dalla corruzione, non si scoprirà più il colpevole". Lo ha dichiarato Luca Palamara, presidente dell'Associazione nazionale magistrati e pm a Roma, inun'intervista a “ la Repubblica”."Nessun pm - continua il leader Anm- potrà più chiedere un'intercettazione, se si prevede che debbano essere necessari, per ottenerla, i 'gravi indizi di colpevolezza'. Quando io, come pm, hogià in mano dei 'gravi indizi di colpevolezza' nei confronti di un soggetto significa che non ho più bisogno di mettere un telefono sotto controllo perché sono già in possesso di elementi sufficienti per chiudere l'indagine o, addirittura, se sussistono le esigenze cautelari, per chiedere l'arresto"."Inserire quella formula nel codice produce, al contrario - ha osservato Palamara - un effetto estremamente negativo perchè impedisce di accertare i crimini quando i 'gravi indizi' ancora non ci sono. Faccio un esempio: se nell'inchiesta di Guidonia fossero stati necessari i 'gravi indizi di colpevolezza' per ottenere le intercettazioni contro il gruppo degli stupratori, i colleghi non avrebbero potuto ottenerle perche' gli elementi acquisiti ancora non rientravano nella categoria indicata adesso dal governo".
sabato 31 gennaio 2009
RIVOLUZIONE VERDE
31 gennaio 2009 PRIMO PIANO - Articolo
Rivoluzione verde
"Dalla green economy, una grande piano di riconversione ambientale per creare 1 milioni di posti di lavoro e fare uscire il Paese dalla crisi". Walter Veltroni, segretario nazionale del Pd "Oggi il Pd è il partito di un ecologismo moderno, che ha dentro di sé il Dna del riformismo. L’ambiente è il cuore del progetto politico del Partito democratico. Per questo proponiamo un piano per 1 milione di posti di lavoro, serio, che avrebbe bisogno di poco dispendio di risorse e assicurerebbe molti benefici". Lo ha annunciato il segretario del Pd, Walter Veltroni, a conclusione del convegno "Un nuovo new deal ecologico", organizzato dagli Ecologisti democratici, presso la sede del Pd di Largo del Nazareno. Ecco la sintesi dell’intervento del segretario nazionale del Pd.La crisi economica cambierà radicalmente il paese e il governo non riesce a dominare e nemmeno ad interpretare la crisi. Eppure da come si uscirà dalla crisi dipenderà la collocazione internazionale del nostro Paese. Non è mai successo che si verificasse una crisi di sistema come questa, in cui le crisi si manifestano tutte insieme. La cassa integrazione sta raggiungendo livelli difficilmente gestibili, 2 milioni di persone vivono senza ammortizzatori sociali. Non possiamo escludere che senza dei provvedimenti immediati si faccia largo nella società un orientamento allo scambio tra la decisione e le procedure democratiche. Uno scambio che magari non si risolve con la dittatura, ma con una democrazia più povera, più asciutta che mette il potere nelle mani di uno solo. Il governo di fronte alla crisi non ha idee, ha perso il controllo, da mesi non produce nulla. C'è una assenza totale, persino fisica, del presidente del Consiglio che fa campagna elettorale in Sardegna come se questa crisi non lo riguardasse. Quella che ha investito l'Occidente e con esso l'Italia è una crisi economica, finanziaria, ma anche sociale. Il Pd deve per questo essere la forza capace di interpretare l’inquietudine che c’è nel Paese e proporre un piano di innovazioni. E’ adesso nella crisi il momento delle riforme, perché altrimenti il rischio è che la crisi duri più a lungo e che, una volta finita, si ripresentino gli stessi problemi, soprattutto in un Paese come il nostro in cui rimangono problemi irrisolti e sacche di arretratezza. Mai in Italia dal dopoguerra a oggi si è conosciuta una grande stagione riformista e il Pd deve spingere ora, non tra 4 anni, per aprire una stagione di riforme, che parta però da due condizioni fondamentali, ovvero la riforma degli ammortizzatori sociali, per non avere un welfare ingiusto, e una rivoluzione ambientale.La Rivoluzione verde è l’unica leva di sviluppo dell’economia occidentale. E’ necessaria per lasciare un mondo migliore alle generazioni future e rispetto alle altre stagioni dello sviluppo, quella dell’auto, dell’edilizia e delle telecomunicazioni, è virtuosa e senza contraddizioni. In Italia rispetto agli altri paesi occidentali c’è bisogno di fare di più, per questo proponiamo un piano decennale in 10 punti:1) Riqualificazione energetica degli edifici. Rendere permanenti le agevolazioni fiscali del 55% per gli interventi di efficienza energetica delle abitazioni e degli edifici privati. Avviare un piano straordinario di riqualificazione per gli edifici pubblici (scuole e ospedali in testa), con l’istituzione di un fondo di rotazione di 100 milioni di euro all’anno, per l’efficienza energetica e la messa in sicurezza. Costruzione di 100 mila nuovi alloggi tra edilizia pubblica e canone agevolato: case a bassissimo consumo energetico.2) Auto. Ecoincentivi per la rottamazione vincolati ad auto a basse emissioni e bassi consumi. Sostegno alla ricerca e all’innovazione dell’industria automobilistica per le auto ecologiche del futuro.3) Trasporto pubblico. Favorire investimenti pubblici per il rinnovo del parco mezzi con acquisto di autobus a metano. Avviare un piano di 1.000 treni per i pendolari, con 300 miliardi di euro all’anno per cinque anni.4) Elettrodomestici. Ecoincentivi per l’acquisto di frigoriferi e congelatori a basso consumo e per prevedere l'ampliamento a lavatrici e lavastoviglie ad alta efficienza energetica delle tipologie di elettrodomestici che possono usufruire delle detrazioni; blocco delle vendite o sovrattassa per tutti gli apparecchi fuori da classe A e da classe A+ per i frigoriferi.5) Fonti rinnovabili. Raddoppiare nei prossimi dieci anni l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili.6) Semplificazione e certezza delle regole. Rendere più semplici le procedure delle autorizzazioni per gli impianti che utilizzino fonti rinnovabili e garantiscano risparmio energetico. Le Regioni completino entro la fine dell’anno i loro piani energetici per il rispetto del “20-20-20”. I Comuni, sempre nell’arco di quest’anno, adeguino i propri regolamenti edilizi e urbanistici, affinché tutte le nuove costruzioni rispettino gli obblighi di legge per la produzione di calore e di energia elettrica.7) Industria delle energie da fonti rinnovabili. Proseguire e rafforzare il progetto “Industria 2015” per costruire un’industria nazionale del settore, per promuovere nuove industrie che producano impianti, tecnologie, pannelli solari, nuovi materiali per l’edilizia, ecc.8) Ricerca. Ripristinare il credito d’imposta per la ricerca e l’innovazione tecnologica.9) Rifiuti. Incentivare il riciclo dei rifiuti e l’industria ad esso collegata: un incremento del 15% in dieci anni rispetto ai livelli attuali rappresenterebbe il 18% dell’obiettivo nazionale di riduzione delle emissioni di CO2. e significherebbe far scendere i consumi energetici di 5 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio.10) Infrastrutture. Ripristinare i fondi per le infrastrutture a livello nazionale e usare le opportunità dell’allentamento del patto di stabilità per i Comuni per aprire subito i cantieri per piccole e medie opere di riqualificazione del territorio e delle città, per la manutenzione di scuole, ferrovie e strade.Ripristinare i fondi per la difesa del suolo dimezzati dal governo (dai 510 milioni di euro del 2008 ai 269 milioni del 2009, per arrivare nel 2011 a 93 milioni).Insomma, scegliendo per l’Italia la via della green economy, presentando un grande piano di riconversione ambientale si sostiene e si rilancia l’economia, si rispettano gli impegni presi a livello europeo. Entro tre mesi il governo faccia finalmente conoscere quali sono i piani di azione per il rispetto degli obiettivi “20-20-20”, come hanno fatto Francia, Gran Bretagna e Germania. Attraverso la via della green economy si coinvolgono, fra nuovi lavori e riqualificazione (o almeno “salvataggio”) di quelli esistenti, un milione di posti di lavoro nei prossimi cinque anni. Il Pd è pronto a raccogliere questa sfida e ad essere il principale partito italiano per un ecologismo moderno.
Rivoluzione verde
"Dalla green economy, una grande piano di riconversione ambientale per creare 1 milioni di posti di lavoro e fare uscire il Paese dalla crisi". Walter Veltroni, segretario nazionale del Pd "Oggi il Pd è il partito di un ecologismo moderno, che ha dentro di sé il Dna del riformismo. L’ambiente è il cuore del progetto politico del Partito democratico. Per questo proponiamo un piano per 1 milione di posti di lavoro, serio, che avrebbe bisogno di poco dispendio di risorse e assicurerebbe molti benefici". Lo ha annunciato il segretario del Pd, Walter Veltroni, a conclusione del convegno "Un nuovo new deal ecologico", organizzato dagli Ecologisti democratici, presso la sede del Pd di Largo del Nazareno. Ecco la sintesi dell’intervento del segretario nazionale del Pd.La crisi economica cambierà radicalmente il paese e il governo non riesce a dominare e nemmeno ad interpretare la crisi. Eppure da come si uscirà dalla crisi dipenderà la collocazione internazionale del nostro Paese. Non è mai successo che si verificasse una crisi di sistema come questa, in cui le crisi si manifestano tutte insieme. La cassa integrazione sta raggiungendo livelli difficilmente gestibili, 2 milioni di persone vivono senza ammortizzatori sociali. Non possiamo escludere che senza dei provvedimenti immediati si faccia largo nella società un orientamento allo scambio tra la decisione e le procedure democratiche. Uno scambio che magari non si risolve con la dittatura, ma con una democrazia più povera, più asciutta che mette il potere nelle mani di uno solo. Il governo di fronte alla crisi non ha idee, ha perso il controllo, da mesi non produce nulla. C'è una assenza totale, persino fisica, del presidente del Consiglio che fa campagna elettorale in Sardegna come se questa crisi non lo riguardasse. Quella che ha investito l'Occidente e con esso l'Italia è una crisi economica, finanziaria, ma anche sociale. Il Pd deve per questo essere la forza capace di interpretare l’inquietudine che c’è nel Paese e proporre un piano di innovazioni. E’ adesso nella crisi il momento delle riforme, perché altrimenti il rischio è che la crisi duri più a lungo e che, una volta finita, si ripresentino gli stessi problemi, soprattutto in un Paese come il nostro in cui rimangono problemi irrisolti e sacche di arretratezza. Mai in Italia dal dopoguerra a oggi si è conosciuta una grande stagione riformista e il Pd deve spingere ora, non tra 4 anni, per aprire una stagione di riforme, che parta però da due condizioni fondamentali, ovvero la riforma degli ammortizzatori sociali, per non avere un welfare ingiusto, e una rivoluzione ambientale.La Rivoluzione verde è l’unica leva di sviluppo dell’economia occidentale. E’ necessaria per lasciare un mondo migliore alle generazioni future e rispetto alle altre stagioni dello sviluppo, quella dell’auto, dell’edilizia e delle telecomunicazioni, è virtuosa e senza contraddizioni. In Italia rispetto agli altri paesi occidentali c’è bisogno di fare di più, per questo proponiamo un piano decennale in 10 punti:1) Riqualificazione energetica degli edifici. Rendere permanenti le agevolazioni fiscali del 55% per gli interventi di efficienza energetica delle abitazioni e degli edifici privati. Avviare un piano straordinario di riqualificazione per gli edifici pubblici (scuole e ospedali in testa), con l’istituzione di un fondo di rotazione di 100 milioni di euro all’anno, per l’efficienza energetica e la messa in sicurezza. Costruzione di 100 mila nuovi alloggi tra edilizia pubblica e canone agevolato: case a bassissimo consumo energetico.2) Auto. Ecoincentivi per la rottamazione vincolati ad auto a basse emissioni e bassi consumi. Sostegno alla ricerca e all’innovazione dell’industria automobilistica per le auto ecologiche del futuro.3) Trasporto pubblico. Favorire investimenti pubblici per il rinnovo del parco mezzi con acquisto di autobus a metano. Avviare un piano di 1.000 treni per i pendolari, con 300 miliardi di euro all’anno per cinque anni.4) Elettrodomestici. Ecoincentivi per l’acquisto di frigoriferi e congelatori a basso consumo e per prevedere l'ampliamento a lavatrici e lavastoviglie ad alta efficienza energetica delle tipologie di elettrodomestici che possono usufruire delle detrazioni; blocco delle vendite o sovrattassa per tutti gli apparecchi fuori da classe A e da classe A+ per i frigoriferi.5) Fonti rinnovabili. Raddoppiare nei prossimi dieci anni l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili.6) Semplificazione e certezza delle regole. Rendere più semplici le procedure delle autorizzazioni per gli impianti che utilizzino fonti rinnovabili e garantiscano risparmio energetico. Le Regioni completino entro la fine dell’anno i loro piani energetici per il rispetto del “20-20-20”. I Comuni, sempre nell’arco di quest’anno, adeguino i propri regolamenti edilizi e urbanistici, affinché tutte le nuove costruzioni rispettino gli obblighi di legge per la produzione di calore e di energia elettrica.7) Industria delle energie da fonti rinnovabili. Proseguire e rafforzare il progetto “Industria 2015” per costruire un’industria nazionale del settore, per promuovere nuove industrie che producano impianti, tecnologie, pannelli solari, nuovi materiali per l’edilizia, ecc.8) Ricerca. Ripristinare il credito d’imposta per la ricerca e l’innovazione tecnologica.9) Rifiuti. Incentivare il riciclo dei rifiuti e l’industria ad esso collegata: un incremento del 15% in dieci anni rispetto ai livelli attuali rappresenterebbe il 18% dell’obiettivo nazionale di riduzione delle emissioni di CO2. e significherebbe far scendere i consumi energetici di 5 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio.10) Infrastrutture. Ripristinare i fondi per le infrastrutture a livello nazionale e usare le opportunità dell’allentamento del patto di stabilità per i Comuni per aprire subito i cantieri per piccole e medie opere di riqualificazione del territorio e delle città, per la manutenzione di scuole, ferrovie e strade.Ripristinare i fondi per la difesa del suolo dimezzati dal governo (dai 510 milioni di euro del 2008 ai 269 milioni del 2009, per arrivare nel 2011 a 93 milioni).Insomma, scegliendo per l’Italia la via della green economy, presentando un grande piano di riconversione ambientale si sostiene e si rilancia l’economia, si rispettano gli impegni presi a livello europeo. Entro tre mesi il governo faccia finalmente conoscere quali sono i piani di azione per il rispetto degli obiettivi “20-20-20”, come hanno fatto Francia, Gran Bretagna e Germania. Attraverso la via della green economy si coinvolgono, fra nuovi lavori e riqualificazione (o almeno “salvataggio”) di quelli esistenti, un milione di posti di lavoro nei prossimi cinque anni. Il Pd è pronto a raccogliere questa sfida e ad essere il principale partito italiano per un ecologismo moderno.
giovedì 29 gennaio 2009
UNA RIFORMA DELUDENTE E INADEGUATA
29 gennaio 2009 GOVERNO OMBRA - Articolo
Una riforma deludente e inadeguata
Riforma della Giustizia: il voto negativo del PD alla relazione del ministro Alfano. Tenaglia e Finocchiaro: "Relazione burocratica". "Deludente, inadeguata. Con un taglio marcatamente burocratico". Così il vicepresidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda, definisce la Relazione del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, intervenendo nell'Aula del Senato. "Considerata la drammatica situazione della giustizia – ha dichiarato Zanda - i senatori del Pd vogliono ribadire la loro disponibilità ad affrontare, senza tabù e senza pregiudizi, il tema centrale della riforma della giustizia con l'unico obiettivo di garantire ai cittadini del nostro Paese giudizi giusti e solleciti. Il ministro Alfano ci dica una data, un luogo, un tavolo intorno al quale incontrarci per discutere della giustizia per i cittadini. Ce lo dica e noi saremo lì". "Il Governo – ha continuato Zanda in Aula - non ha un adeguato disegno riformatore sulla giustizia. E in particolare disapprovo il silenzio molto pesante del Guardasigilli di fronte a iniziative del Governo il cui contenuto avrà effetti negativi consistenti sulla situazione della giustizia e della sicurezza del nostro Paese. Il ministro non ha protestato per il taglio di 800 milioni di euro alla 'sua' giustizia. Non ha protestato per i tagli alla sicurezza pubblica e all'ordine pubblico. Non ha protestato quando sono stati tagliati otto miliardi in tre anni alla scuola con una riduzione di circa 130 mila unità tra docenti e altro personale. Tagli gravissimi perché le risposte 'prime' ai problemi della giustizia e della sicurezza debbono essere trovate innanzitutto nella società. Alfano - continua il vicepresidente dei senatori del Pd - non ha protestato nemmeno per la riduzione ai trasferimenti a Regioni e Comuni, né per il mancato rimborso ai Comuni per l'ici. Poi non c'è da lamentarsi per la scarsa manutenzione urbana, per l'insufficiente illuminazione nelle periferie delle nostre città che rende più facile la vita ai teppisti e ai violenti. Il Ministro Alfano non ha protestato quando la sua maggioranza ha abrogato qui al Senato la norma che colpiva l'autoriciclaggio, richiesta sia dalla Commissione antimafia sia dal procuratore Grasso. Non ha mai sollecitato la relazione al Parlamento sulla lotta all'evasione fiscale. Evadere il fisco è un atto criminale". "Il Pd disapprova inoltre che il ministro Alfano abbia omesso ogni riferimento al lodo che porta il suo nome. Il Guardasigilli promuovendo e determinando la legge che ha dato l'immunità al Presidente del Consiglio ha messo in atto due comportamenti politici che un ministro di giustizia di un Paese democratico non dovrebbe avere. Ha immesso nell'ordinamento il privilegio di rendere inapplicabile la legge nei confronti di una specifica persona, e ha indotto la sua maggioranza a votare in materia di giustizia una legge che ha solo ed esclusivamente motivazione politica di parte. Non credo – ha concluso Zanda - che al Ministro faccia piacere che il suo nome resti legato solo al lodo Alfano. Gli auguro quindi, e lo auguro al nostro Paese, che possa adesso dimostrare di saper promuovere una riforma democratica della giustizia. Una riforma della giustizia per i cittadini". "Mi è sembrata una relazione di taglio burocratico, mi pare che ciò che non è emerso è che, come ci ricordano ormai tutte le fonti internazionali, la giustizia è un fattore di competitività del Paese". Ha dichiarato Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd in merito alla relazione del ministro della giustizia Alfano nell'aula del Senato. "Noi siamo in un'aperta crisi economica – ha sottolineato Anna Finocchiaro - Sostenere il nostro sistema produttivo e creare un ambiente che sia favorevole per gli investimenti esteri in Italia dipende anche dalla qualità della nostra giustizia. Questo avrebbe significato secondo me, continuare quel processo virtuoso, cominciato dal primo governo Prodi, che individuava strumenti per abbattere l'arretrato e andare verso una vera riorganizzazione che dia efficienza e celerità al sistema. Questo non è fatto dal governo Berlusconi 2001-2006, che si è occupato del rapporto tra politica e magistratura, con una serie ininterrotta di legge anche ad personam. Anche oggi non si è colto questo dato essenziale e invece dovrebbe essere il punto dal quale la maggioranza parte. Per ciò che riguarda la riforma della giustizia - continua la presidente del gruppo del Pd al Senato - io credo sia meglio lasciar perdere la Costituzione e la possibilità di cambiarla a colpi di maggioranza. Una contrarieta' -spiega ancora - che non e' capriccio ne' presa di posizione corporativistiva a favore della magistratura. C'e', infatti, una ragione piu' profonda: e' in atto una trasformazione di fatto del nostro impianto costituzionale. La decretazione d'urgenza e la riforma costituzionale per regolamenti ne sono gli indicatori. Noi siamo persone serie e responsabili e l'abbiamo dimostrato col federalismo fiscale. Ma torno a ripetere, non è quello della riforma costituzionale la strada per dare alle imprese e ai cittadini italiani una giustizia più celere, più efficiente e più affidabile". ***Di seguito l'intervento in Aula del ministro ombra della Giustizia, Lanfranco TenagliaPresidente, Ministro, onorevoli colleghi,Il Pd ha presentato una risoluzione con la quale non si approva la relazione del Ministro.In questo primo anno di legislatura la politica della giustizia del governo è stata assente completamente nel contrasto a quello che Lei sig Ministro ha chiamato e noi condividiamo essere il vero avversario della giustizia: la lentezza dei processi; lacunosa quando si è timidamente manifestata con riferimento al processo civile perché con la sua proposta non si affrontano i due problemi veri del processo civile: la macedonia di riti processuali che noi alla camera abbiamo proposto di ridurre, e la sua maggioranza ce lo ha impedito, e i tempi certi e definiti di durata del singolo processo, che il PD voleva introdurre mediante l’udienza di programma e il suo governo e la sua maggioranza hanno risposto no;dannosa nell’unico e solo provvedimento approvato il lodo che porta il suo nome che avrebbe meritato da Lei almeno una citazione nella relazione, non se ne vergogni, in fondo, come abbiamo da subito denunciato, ha due soli piccoli difetti: ha reso alcuni cittadini meno eguali degli altri nei confronti della legge, compiendo un grave strappo al dettato costituzionale e ha garantito l’immunità al Presidente del consiglio; e nella totale accondiscendenza alla furia dimezzatrice del ministro dell’Economia che le ha imposto, invece dei necessari stanziamenti, un taglio ai fondi per la giustizia di 800milioni di euro in tre anni e di procedere al blocco delle riqualificazione e delle assunzioni del personale amministrativo Altro che Giustizia quale emergenza nazionale il Suo Governo sta sulla giustizia, come in tema di crisi economica, esercitando la più grossa opera di irresponsabilità nazionale che la vita politica italiana ricordi;omissiva quando non ha impedito la presentazione, da parte del Ministro Tremonti che alla faccia della coerenza aveva minacciato dimissioni per molto meno, della riforma del reato di bancarotta che prevede la sostanziale depenalizzazione per il reato di bancarotta patrimoniale e le cui conseguenze sarebbero gravissime, perché consentirebbe la prescrizione anche per procedimenti in corso, compresi quelli per i crac Parmalat e Cirio, con una grande beffa per i diritti dei consumatori truffati e per la certezza della pena. Nella prospettiva futura la sua Relazione è deludente, inutilmente rivendicativa e generica sulle proposte in grado di avere dignità e forza tali da essere non dico condivise ma almeno condivisibili.Sig. Ministro ha rivendicato per la sua funzione maggiori poteri, senza dirci cosa e come intende concretizzare tale rivendicazione, questo innanzitutto ci preoccupa ma ci impone anche di invitarla, prima di far questo, almeno ad esercitare i poteri che ha già e che dimentica di porre in opera. Le indico tre compiti che potrebbe da subito svolgere con grande beneficio per la Giustizia e per gli interessi dei cittadini: consenta la costituzione definitiva della Scuola della magistratura la cui entrata in funzione viene senza ragioni dalla sua inerzia e da quella del C.S.M. di fatto impedita;realizzi quello che il Governo Prodi nella scorsa legislatura aveva previsto il centro unico nazionale di ascolto per le intercettazioni, questa sarebbe un risparmio vero sui costi delle intercettazioni e non quello derivante da surrettizi budget imposti alle procure che in realtà servirebbero all’altro scopo molto meno commendevole di impedire lo svolgimento delle indagini;la smetta con le proroghe all’entrata in vigore della legge sulla Class action, legge fondamentale per tutelare quelle migliaia di cittadini consumatori che sono stati lesi nei loro diritti che tutti a parole diciamo di voler tutelare, ma che nei fatti aspettano ancora giustizia. E’ una legge che esiste già e non ha bisogno di ulteriori interventi che la stravolgano, state perdendo tempo per l’unica e sola ragione di trovare il sistema per tutelare le grandi imprese, banche e società assicurative per le azioni commesse nel passato e che si voglio coprire con il velo dell’immunità. La giustizia italiana ha una grande necessità di riforme che le consentano di assolvere al meglio la funzione cui è chiamata riuscendo a superare i principali punti di criticità. E’ necessario un intervento normativo globale e coerente per realizzare, per la prima volta, una politica della ragionevole durata del processo, la parità tra accusa e difesa, l’effettività della pena e un maggiore equilibrio tra poteri nel rispetto del quadro costituzionale.Per giungere a simili obiettivi servirebbe un cammino comune. Ciò presuppone come condizione preliminare il dialogo del governo con gli operatori della giustizia magistrati, avvocati e personale amministrativo, da sviluppare nelle sedi appropriate e non sui media o in qualche piazza come è prassi di questo governo e del presidente del Consiglio.In questa cornice l’approccio al problema scelto dal presidente della Camera è corretto sia nel merito che nel metodo; Berlusconi ed i suoi ministri lo ascoltino perché le riforme le si fanno insieme ai diretti interessati e non contro, come ha fatto per ora questo governo. Noi, fin dall’inizio, abbiamo cercato il confronto, convinti che su una materia così delicata questa strada sia nell’interesse del paese e l’unica atta a garantire efficacia e durata dei provvedimenti. Però questa maggioranza ha interpretato il dialogo come una gentile concessione all’opposizione, ponendo minacciosi ultimatum. A questo noi abbiamo risposto e continueremo a rispondere che non faremo da notai a decisioni cui non avremo contribuito con nostre proposte. Nella logica della maggioranza troppo spesso sembra non esistere nessuna possibilità di confronto ma solo l’accettazione supina delle proposte annunciate.A questa logica noi non opponiamo lo stereotipo dell'opposizione riottosa e incapace di proposta, ma dimostreremo che, quando c'è la disponibilità del Governo e della maggioranza, noi ci siamo.Non sappiamo se sulla giustizia ciò potrà avvenire. Ma sappiano che dipende dal Governo e dalla maggioranza, che dal Governo e dalla maggioranza dipende la possibilità di costruire consenso intorno a riforme che servano al Paese.E sulla riforma della Costituzione sul punto dell’assetto della Magistratura occorre essere chiari, ma anche intendersi.Il PD mantiene le sue riserve e la sua contrarietà a riforme di questo genere sia per il metodo che intendete seguire, sia per il merito delle proposte che avanzate che sostanzialmente è riferito alla separazione delle carriere.Intervenire sulla Costituzione solo sul delicato e fondamentale punto dell’equilibrio tra poteri dello stato, senza una riforma complessiva che abbracci l’intero sistema istituzionale (poteri del Governo, assetto del Parlamento, ruolo e funzioni delle istituzioni di garanzia e di controllo), non sarebbe una riforma utile, ma una surrettizia alterazione degli assetti sanciti dalla Costituzione. Una forzatura a cui di fatto e nella prassi istituzionale che si sta imponendo corrisponde una costante sottrazione di poteri e funzioni del parlamento e la progressiva alterazione dei principi che presiedono al funzionamento del governo, così come è stato sancito dal dettato costituzionaleDi fronte a ciò il PD non fa un passo indietro. Nessuna condivisione è possibile se l’obiettivo di questo governo è quello di modificare la costituzione a colpi di maggioranza, facendosi beffa di principi fondamentali e animati dall’intento di “normalizzare” la magistratura e di regolare i conti.Il metodo giusto piuttosto è quello di fare una manutenzione costituzionale senza strappi ai principi di autonomia e indipendenza della magistratura e di soggezione del giudice alla legge. Noi vogliamo rafforzare e rendere più effettivo il principio di responsabilità della magistratura, disciplinare, professionale e istituzionale.. Per questo non ci nascondiamo la necessità di intervenire con riforme che riguardano anche la giustizia come potere e proponiamo di riformare la legge elettorale del C.S.M., di riportare a 30 il numero dei componenti, di istituire la sezione disciplinare autonoma, di regolare i poteri del C.S.M. di dare pareri al ministro e di decidere le cd pratiche a tutela e di rendere effettivo il principio di obbligatorietà dell’azione penale Con legge ordinaria si può fare tanto, fors’anche tutto.Serve una riforma non una controriforma. Il centrosinistra nella scorsa legislatura, dopo 40 anni ha riformato l’ordinamento giudiziario stabilendo valutazioni di professionalità per i magistrati approfondite e frequenti nel tempo (ogni 4 anni), illeciti disciplinari tipici, temporaneità degli incarichi direttivi e netta e rigida distinzione delle funzioni tra giudici e Pm. Ciò è avvenuto anche con il concorso dell’attuale maggioranza. E’ forse il caso di verificare gli effetti di queste riforme prima di mettere nuovamente mano all’ordinamento della magistratura.Riformare la giustizia significa soprattutto migliorare il funzionamento dell’esistente rendere efficiente e garantito il sistema .Le rammento che su questo versante esistono solo le proposte dell’opposizione e del Pd in particolare che ha avanzato un pacchetto di proposte organico, complessivo e omogeneo: revisione circoscrizioni giudiziarie, ufficio processo, processo telematico, manager, riforma del codice penale e del codice di procedura penale mediante interventi sull’udienza preliminare, sul giudizio di cassazione, sull’archiviazione per inoffensività del fatto, sull’individuazione di criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale, riforma del codice di procedura civile mediante riduzione dei riti processuali e durata predeterminata delle cause, intercettazioni. Certamente si potrebbe cominciare in questo modo e con questo metodo per raccogliere l’alto e pressante invito che il Presidente della Repubblica ha rivolto al legislatore di intervenire decisamente sull’abnorme, intollerabile durata dei processi e di prevedere misure di riforma che riguardino anche la migliore individuazione e il più corretto assolvimento dei compiti assegnati al C.S.M. dalla Carta Costituzionale.Temi concreti di confronto ci sono: ci domandiamo per quale motivo il governo si sia concentrato su aspetti che nulla hanno a che vedere con un miglior funzionamento del sistema. Fino ad oggi abbiamo assistito ad una sapiente regia mediatica che ha cercato di coprire le profonde crepe apertesi nella maggioranza sulla questione giustizia, che nella sua attuale formulazione è funzionale al perseguimento degli interessi personali del presidente del Consiglio e certo non quelli degli italiani. Abbiamo assistito ad un susseguirsi infinito di posizioni contrastanti dove alle proposte del guardasigilli non corrispondevano posizioni univoche del presidente del Consiglio e degli stessi componenti di governo e maggioranza. La vicenda delle intercettazioni è paradigmatica delle divisioni interne alla maggioranza.Innanzitutto, vogliamo vedere i reali contenuti dell’accordo perché troppe volte questo governo ha fatto annunci rivelatisi poi inesistenti. Vogliamo capire se esiste realmente e soprattutto su che cosa è stato raggiunto. Sembra che l’annunciato accordo nella maggioranza rappresenti una disfatta del presidente del consiglio che aveva baldanzosamente disceso le valli parlamentari annunciando la volontà di limitare a suo piacimento un importante strumento di indagine ed ora è costretto alla rotta accettando di non modificare la normativa attuale in ordine ai reati sottoponibili ad intercettazioni.Se le intercettazioni sfuggiranno alla mannaia voluta dal presidente del Consiglio allora vorrà dire che ci troviamo di fronte ad una sua personale Waterloo. Se così fosse avevamo ragione noi, è l’accettazione della nostra proposta, è la vittoria della posizione ferma e chiara del Pd: nessuna limitazione allo strumento d’indagine, al controllo di legalità, massima tutela della privacy dei cittadini soprattutto se estranei all’indagine.In caso contrario ci troveremmo di fronte ad un'altra Waterloo, quella sacrosanto diritto dei cittadini di essere difesi dall’illegalitàIn ogni caso, quello che è uscito dalla porta non deve rientrare dalla finestra. Nell’emendamento della maggioranza altri aspetti preoccupano e sono dannosi: limitazione temporale rigida e molto limitata della durata temporale dell’intercettazioni, potere eccessivo in capo al Procuratore della Repubblica che rischia di essere un boomerang paralizzante per l’attività delle Procure soprattutto di maggiori dimensioni, restrizioni al diritto di cronaca con l’estensione eccessiva ed ingiustificata del divieto di non pubblicazione degli atti processuali, presupposto dei sufficienti indizi di colpevolezza per autorizzare le intercettazioni.Su questi aspetti sarà il risultato finale a determinare il nostro atteggiamento definitivo; niente, da questo punto di vista, è scontato.Per adesso ci accontentiamo del ravvedimento operoso della maggioranza almeno in astratto si è impedito di rendere impossibile di venire a capo di tanti gravissimi reati ambientali, o di vicende quale quella dei cosiddetti “furbetti” del quartierino o di gravissimi scandali finanziari che hanno colpito i consumatori. Il Pd concorda pienamente sulla necessità di tutelare la privacy degli italiani. Occorre una legge che la tuteli e che stabilisca limiti certi e precisi al segreto investigativo. Ma non si prenda a pretesto la vicenda Genchi, pur grave, ma di nessuna attinenza con le intercettazioni telefoniche, per una riforma che limiti uno strumento di indagine che è fondamentale per l’accertamento dei reati e per la sicurezza dei cittadini. Il gruppo del Pd voterà contro la mozione della maggioranza e si asterrà sulle mozioni presentate dall’UDC, dall’IDV e dalla delegazione radicale.Tutte queste mozioni contengono proposte diverse, alcune condivisibili, altre da approfondire e discutere quando saranno trasfuse in proposte di legge. Non è questa la sede, destinata alla sola discussione delle Relazione annuale del Ministro, per esprimere giudizi di merito sul contenuto delle proposte di riforma della giustizia.Alla fine del suo intervento sig. Ministro ha rivolto alle opposizioni un invito alla collaborazione e al confronto.Veramente siamo noi a dover rivolgere questa esortazione a lei e alla sua maggioranza, perché il PD le sue proposte le ha già presentate in Parlamento. Mentre aspettiamo ancora di leggere le sue che per adesso restano nella gran parte solo degli annunci. La giustizia per il Pd è un’istituzione indispensabile e insostituibile per rendere effettivi e diritti dei cittadini, la legalità, la sicurezza e per efficienza dello Stato fondato sull’imperio della legge.Il nostro compito è ricostruirla secondo gli ideali che entrano a formare, separatamente o congiuntamente, la nozione di giustizia: l’ideale dell’ordine e quello dell’eguaglianza. Così Norberto Bobbio sul tema della Giustizia. Due cardini, quindi, con funzioni complementari che “agiscono” al fine di garantire la “virtù” della giustizia ed il suo corretto funzionamento. Elementi, care colleghe e cari colleghi, da cui Bobbio faceva discendere il significato e la funzione stessa della giustizia. Se il parlamento nell’opera riformatrice saprà seguire l’alto insegnamento di Bobbio avremo tutti insieme servito al meglio Il paese, la Costituzione e i nostri elettori.
Una riforma deludente e inadeguata
Riforma della Giustizia: il voto negativo del PD alla relazione del ministro Alfano. Tenaglia e Finocchiaro: "Relazione burocratica". "Deludente, inadeguata. Con un taglio marcatamente burocratico". Così il vicepresidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda, definisce la Relazione del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, intervenendo nell'Aula del Senato. "Considerata la drammatica situazione della giustizia – ha dichiarato Zanda - i senatori del Pd vogliono ribadire la loro disponibilità ad affrontare, senza tabù e senza pregiudizi, il tema centrale della riforma della giustizia con l'unico obiettivo di garantire ai cittadini del nostro Paese giudizi giusti e solleciti. Il ministro Alfano ci dica una data, un luogo, un tavolo intorno al quale incontrarci per discutere della giustizia per i cittadini. Ce lo dica e noi saremo lì". "Il Governo – ha continuato Zanda in Aula - non ha un adeguato disegno riformatore sulla giustizia. E in particolare disapprovo il silenzio molto pesante del Guardasigilli di fronte a iniziative del Governo il cui contenuto avrà effetti negativi consistenti sulla situazione della giustizia e della sicurezza del nostro Paese. Il ministro non ha protestato per il taglio di 800 milioni di euro alla 'sua' giustizia. Non ha protestato per i tagli alla sicurezza pubblica e all'ordine pubblico. Non ha protestato quando sono stati tagliati otto miliardi in tre anni alla scuola con una riduzione di circa 130 mila unità tra docenti e altro personale. Tagli gravissimi perché le risposte 'prime' ai problemi della giustizia e della sicurezza debbono essere trovate innanzitutto nella società. Alfano - continua il vicepresidente dei senatori del Pd - non ha protestato nemmeno per la riduzione ai trasferimenti a Regioni e Comuni, né per il mancato rimborso ai Comuni per l'ici. Poi non c'è da lamentarsi per la scarsa manutenzione urbana, per l'insufficiente illuminazione nelle periferie delle nostre città che rende più facile la vita ai teppisti e ai violenti. Il Ministro Alfano non ha protestato quando la sua maggioranza ha abrogato qui al Senato la norma che colpiva l'autoriciclaggio, richiesta sia dalla Commissione antimafia sia dal procuratore Grasso. Non ha mai sollecitato la relazione al Parlamento sulla lotta all'evasione fiscale. Evadere il fisco è un atto criminale". "Il Pd disapprova inoltre che il ministro Alfano abbia omesso ogni riferimento al lodo che porta il suo nome. Il Guardasigilli promuovendo e determinando la legge che ha dato l'immunità al Presidente del Consiglio ha messo in atto due comportamenti politici che un ministro di giustizia di un Paese democratico non dovrebbe avere. Ha immesso nell'ordinamento il privilegio di rendere inapplicabile la legge nei confronti di una specifica persona, e ha indotto la sua maggioranza a votare in materia di giustizia una legge che ha solo ed esclusivamente motivazione politica di parte. Non credo – ha concluso Zanda - che al Ministro faccia piacere che il suo nome resti legato solo al lodo Alfano. Gli auguro quindi, e lo auguro al nostro Paese, che possa adesso dimostrare di saper promuovere una riforma democratica della giustizia. Una riforma della giustizia per i cittadini". "Mi è sembrata una relazione di taglio burocratico, mi pare che ciò che non è emerso è che, come ci ricordano ormai tutte le fonti internazionali, la giustizia è un fattore di competitività del Paese". Ha dichiarato Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd in merito alla relazione del ministro della giustizia Alfano nell'aula del Senato. "Noi siamo in un'aperta crisi economica – ha sottolineato Anna Finocchiaro - Sostenere il nostro sistema produttivo e creare un ambiente che sia favorevole per gli investimenti esteri in Italia dipende anche dalla qualità della nostra giustizia. Questo avrebbe significato secondo me, continuare quel processo virtuoso, cominciato dal primo governo Prodi, che individuava strumenti per abbattere l'arretrato e andare verso una vera riorganizzazione che dia efficienza e celerità al sistema. Questo non è fatto dal governo Berlusconi 2001-2006, che si è occupato del rapporto tra politica e magistratura, con una serie ininterrotta di legge anche ad personam. Anche oggi non si è colto questo dato essenziale e invece dovrebbe essere il punto dal quale la maggioranza parte. Per ciò che riguarda la riforma della giustizia - continua la presidente del gruppo del Pd al Senato - io credo sia meglio lasciar perdere la Costituzione e la possibilità di cambiarla a colpi di maggioranza. Una contrarieta' -spiega ancora - che non e' capriccio ne' presa di posizione corporativistiva a favore della magistratura. C'e', infatti, una ragione piu' profonda: e' in atto una trasformazione di fatto del nostro impianto costituzionale. La decretazione d'urgenza e la riforma costituzionale per regolamenti ne sono gli indicatori. Noi siamo persone serie e responsabili e l'abbiamo dimostrato col federalismo fiscale. Ma torno a ripetere, non è quello della riforma costituzionale la strada per dare alle imprese e ai cittadini italiani una giustizia più celere, più efficiente e più affidabile". ***Di seguito l'intervento in Aula del ministro ombra della Giustizia, Lanfranco TenagliaPresidente, Ministro, onorevoli colleghi,Il Pd ha presentato una risoluzione con la quale non si approva la relazione del Ministro.In questo primo anno di legislatura la politica della giustizia del governo è stata assente completamente nel contrasto a quello che Lei sig Ministro ha chiamato e noi condividiamo essere il vero avversario della giustizia: la lentezza dei processi; lacunosa quando si è timidamente manifestata con riferimento al processo civile perché con la sua proposta non si affrontano i due problemi veri del processo civile: la macedonia di riti processuali che noi alla camera abbiamo proposto di ridurre, e la sua maggioranza ce lo ha impedito, e i tempi certi e definiti di durata del singolo processo, che il PD voleva introdurre mediante l’udienza di programma e il suo governo e la sua maggioranza hanno risposto no;dannosa nell’unico e solo provvedimento approvato il lodo che porta il suo nome che avrebbe meritato da Lei almeno una citazione nella relazione, non se ne vergogni, in fondo, come abbiamo da subito denunciato, ha due soli piccoli difetti: ha reso alcuni cittadini meno eguali degli altri nei confronti della legge, compiendo un grave strappo al dettato costituzionale e ha garantito l’immunità al Presidente del consiglio; e nella totale accondiscendenza alla furia dimezzatrice del ministro dell’Economia che le ha imposto, invece dei necessari stanziamenti, un taglio ai fondi per la giustizia di 800milioni di euro in tre anni e di procedere al blocco delle riqualificazione e delle assunzioni del personale amministrativo Altro che Giustizia quale emergenza nazionale il Suo Governo sta sulla giustizia, come in tema di crisi economica, esercitando la più grossa opera di irresponsabilità nazionale che la vita politica italiana ricordi;omissiva quando non ha impedito la presentazione, da parte del Ministro Tremonti che alla faccia della coerenza aveva minacciato dimissioni per molto meno, della riforma del reato di bancarotta che prevede la sostanziale depenalizzazione per il reato di bancarotta patrimoniale e le cui conseguenze sarebbero gravissime, perché consentirebbe la prescrizione anche per procedimenti in corso, compresi quelli per i crac Parmalat e Cirio, con una grande beffa per i diritti dei consumatori truffati e per la certezza della pena. Nella prospettiva futura la sua Relazione è deludente, inutilmente rivendicativa e generica sulle proposte in grado di avere dignità e forza tali da essere non dico condivise ma almeno condivisibili.Sig. Ministro ha rivendicato per la sua funzione maggiori poteri, senza dirci cosa e come intende concretizzare tale rivendicazione, questo innanzitutto ci preoccupa ma ci impone anche di invitarla, prima di far questo, almeno ad esercitare i poteri che ha già e che dimentica di porre in opera. Le indico tre compiti che potrebbe da subito svolgere con grande beneficio per la Giustizia e per gli interessi dei cittadini: consenta la costituzione definitiva della Scuola della magistratura la cui entrata in funzione viene senza ragioni dalla sua inerzia e da quella del C.S.M. di fatto impedita;realizzi quello che il Governo Prodi nella scorsa legislatura aveva previsto il centro unico nazionale di ascolto per le intercettazioni, questa sarebbe un risparmio vero sui costi delle intercettazioni e non quello derivante da surrettizi budget imposti alle procure che in realtà servirebbero all’altro scopo molto meno commendevole di impedire lo svolgimento delle indagini;la smetta con le proroghe all’entrata in vigore della legge sulla Class action, legge fondamentale per tutelare quelle migliaia di cittadini consumatori che sono stati lesi nei loro diritti che tutti a parole diciamo di voler tutelare, ma che nei fatti aspettano ancora giustizia. E’ una legge che esiste già e non ha bisogno di ulteriori interventi che la stravolgano, state perdendo tempo per l’unica e sola ragione di trovare il sistema per tutelare le grandi imprese, banche e società assicurative per le azioni commesse nel passato e che si voglio coprire con il velo dell’immunità. La giustizia italiana ha una grande necessità di riforme che le consentano di assolvere al meglio la funzione cui è chiamata riuscendo a superare i principali punti di criticità. E’ necessario un intervento normativo globale e coerente per realizzare, per la prima volta, una politica della ragionevole durata del processo, la parità tra accusa e difesa, l’effettività della pena e un maggiore equilibrio tra poteri nel rispetto del quadro costituzionale.Per giungere a simili obiettivi servirebbe un cammino comune. Ciò presuppone come condizione preliminare il dialogo del governo con gli operatori della giustizia magistrati, avvocati e personale amministrativo, da sviluppare nelle sedi appropriate e non sui media o in qualche piazza come è prassi di questo governo e del presidente del Consiglio.In questa cornice l’approccio al problema scelto dal presidente della Camera è corretto sia nel merito che nel metodo; Berlusconi ed i suoi ministri lo ascoltino perché le riforme le si fanno insieme ai diretti interessati e non contro, come ha fatto per ora questo governo. Noi, fin dall’inizio, abbiamo cercato il confronto, convinti che su una materia così delicata questa strada sia nell’interesse del paese e l’unica atta a garantire efficacia e durata dei provvedimenti. Però questa maggioranza ha interpretato il dialogo come una gentile concessione all’opposizione, ponendo minacciosi ultimatum. A questo noi abbiamo risposto e continueremo a rispondere che non faremo da notai a decisioni cui non avremo contribuito con nostre proposte. Nella logica della maggioranza troppo spesso sembra non esistere nessuna possibilità di confronto ma solo l’accettazione supina delle proposte annunciate.A questa logica noi non opponiamo lo stereotipo dell'opposizione riottosa e incapace di proposta, ma dimostreremo che, quando c'è la disponibilità del Governo e della maggioranza, noi ci siamo.Non sappiamo se sulla giustizia ciò potrà avvenire. Ma sappiano che dipende dal Governo e dalla maggioranza, che dal Governo e dalla maggioranza dipende la possibilità di costruire consenso intorno a riforme che servano al Paese.E sulla riforma della Costituzione sul punto dell’assetto della Magistratura occorre essere chiari, ma anche intendersi.Il PD mantiene le sue riserve e la sua contrarietà a riforme di questo genere sia per il metodo che intendete seguire, sia per il merito delle proposte che avanzate che sostanzialmente è riferito alla separazione delle carriere.Intervenire sulla Costituzione solo sul delicato e fondamentale punto dell’equilibrio tra poteri dello stato, senza una riforma complessiva che abbracci l’intero sistema istituzionale (poteri del Governo, assetto del Parlamento, ruolo e funzioni delle istituzioni di garanzia e di controllo), non sarebbe una riforma utile, ma una surrettizia alterazione degli assetti sanciti dalla Costituzione. Una forzatura a cui di fatto e nella prassi istituzionale che si sta imponendo corrisponde una costante sottrazione di poteri e funzioni del parlamento e la progressiva alterazione dei principi che presiedono al funzionamento del governo, così come è stato sancito dal dettato costituzionaleDi fronte a ciò il PD non fa un passo indietro. Nessuna condivisione è possibile se l’obiettivo di questo governo è quello di modificare la costituzione a colpi di maggioranza, facendosi beffa di principi fondamentali e animati dall’intento di “normalizzare” la magistratura e di regolare i conti.Il metodo giusto piuttosto è quello di fare una manutenzione costituzionale senza strappi ai principi di autonomia e indipendenza della magistratura e di soggezione del giudice alla legge. Noi vogliamo rafforzare e rendere più effettivo il principio di responsabilità della magistratura, disciplinare, professionale e istituzionale.. Per questo non ci nascondiamo la necessità di intervenire con riforme che riguardano anche la giustizia come potere e proponiamo di riformare la legge elettorale del C.S.M., di riportare a 30 il numero dei componenti, di istituire la sezione disciplinare autonoma, di regolare i poteri del C.S.M. di dare pareri al ministro e di decidere le cd pratiche a tutela e di rendere effettivo il principio di obbligatorietà dell’azione penale Con legge ordinaria si può fare tanto, fors’anche tutto.Serve una riforma non una controriforma. Il centrosinistra nella scorsa legislatura, dopo 40 anni ha riformato l’ordinamento giudiziario stabilendo valutazioni di professionalità per i magistrati approfondite e frequenti nel tempo (ogni 4 anni), illeciti disciplinari tipici, temporaneità degli incarichi direttivi e netta e rigida distinzione delle funzioni tra giudici e Pm. Ciò è avvenuto anche con il concorso dell’attuale maggioranza. E’ forse il caso di verificare gli effetti di queste riforme prima di mettere nuovamente mano all’ordinamento della magistratura.Riformare la giustizia significa soprattutto migliorare il funzionamento dell’esistente rendere efficiente e garantito il sistema .Le rammento che su questo versante esistono solo le proposte dell’opposizione e del Pd in particolare che ha avanzato un pacchetto di proposte organico, complessivo e omogeneo: revisione circoscrizioni giudiziarie, ufficio processo, processo telematico, manager, riforma del codice penale e del codice di procedura penale mediante interventi sull’udienza preliminare, sul giudizio di cassazione, sull’archiviazione per inoffensività del fatto, sull’individuazione di criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale, riforma del codice di procedura civile mediante riduzione dei riti processuali e durata predeterminata delle cause, intercettazioni. Certamente si potrebbe cominciare in questo modo e con questo metodo per raccogliere l’alto e pressante invito che il Presidente della Repubblica ha rivolto al legislatore di intervenire decisamente sull’abnorme, intollerabile durata dei processi e di prevedere misure di riforma che riguardino anche la migliore individuazione e il più corretto assolvimento dei compiti assegnati al C.S.M. dalla Carta Costituzionale.Temi concreti di confronto ci sono: ci domandiamo per quale motivo il governo si sia concentrato su aspetti che nulla hanno a che vedere con un miglior funzionamento del sistema. Fino ad oggi abbiamo assistito ad una sapiente regia mediatica che ha cercato di coprire le profonde crepe apertesi nella maggioranza sulla questione giustizia, che nella sua attuale formulazione è funzionale al perseguimento degli interessi personali del presidente del Consiglio e certo non quelli degli italiani. Abbiamo assistito ad un susseguirsi infinito di posizioni contrastanti dove alle proposte del guardasigilli non corrispondevano posizioni univoche del presidente del Consiglio e degli stessi componenti di governo e maggioranza. La vicenda delle intercettazioni è paradigmatica delle divisioni interne alla maggioranza.Innanzitutto, vogliamo vedere i reali contenuti dell’accordo perché troppe volte questo governo ha fatto annunci rivelatisi poi inesistenti. Vogliamo capire se esiste realmente e soprattutto su che cosa è stato raggiunto. Sembra che l’annunciato accordo nella maggioranza rappresenti una disfatta del presidente del consiglio che aveva baldanzosamente disceso le valli parlamentari annunciando la volontà di limitare a suo piacimento un importante strumento di indagine ed ora è costretto alla rotta accettando di non modificare la normativa attuale in ordine ai reati sottoponibili ad intercettazioni.Se le intercettazioni sfuggiranno alla mannaia voluta dal presidente del Consiglio allora vorrà dire che ci troviamo di fronte ad una sua personale Waterloo. Se così fosse avevamo ragione noi, è l’accettazione della nostra proposta, è la vittoria della posizione ferma e chiara del Pd: nessuna limitazione allo strumento d’indagine, al controllo di legalità, massima tutela della privacy dei cittadini soprattutto se estranei all’indagine.In caso contrario ci troveremmo di fronte ad un'altra Waterloo, quella sacrosanto diritto dei cittadini di essere difesi dall’illegalitàIn ogni caso, quello che è uscito dalla porta non deve rientrare dalla finestra. Nell’emendamento della maggioranza altri aspetti preoccupano e sono dannosi: limitazione temporale rigida e molto limitata della durata temporale dell’intercettazioni, potere eccessivo in capo al Procuratore della Repubblica che rischia di essere un boomerang paralizzante per l’attività delle Procure soprattutto di maggiori dimensioni, restrizioni al diritto di cronaca con l’estensione eccessiva ed ingiustificata del divieto di non pubblicazione degli atti processuali, presupposto dei sufficienti indizi di colpevolezza per autorizzare le intercettazioni.Su questi aspetti sarà il risultato finale a determinare il nostro atteggiamento definitivo; niente, da questo punto di vista, è scontato.Per adesso ci accontentiamo del ravvedimento operoso della maggioranza almeno in astratto si è impedito di rendere impossibile di venire a capo di tanti gravissimi reati ambientali, o di vicende quale quella dei cosiddetti “furbetti” del quartierino o di gravissimi scandali finanziari che hanno colpito i consumatori. Il Pd concorda pienamente sulla necessità di tutelare la privacy degli italiani. Occorre una legge che la tuteli e che stabilisca limiti certi e precisi al segreto investigativo. Ma non si prenda a pretesto la vicenda Genchi, pur grave, ma di nessuna attinenza con le intercettazioni telefoniche, per una riforma che limiti uno strumento di indagine che è fondamentale per l’accertamento dei reati e per la sicurezza dei cittadini. Il gruppo del Pd voterà contro la mozione della maggioranza e si asterrà sulle mozioni presentate dall’UDC, dall’IDV e dalla delegazione radicale.Tutte queste mozioni contengono proposte diverse, alcune condivisibili, altre da approfondire e discutere quando saranno trasfuse in proposte di legge. Non è questa la sede, destinata alla sola discussione delle Relazione annuale del Ministro, per esprimere giudizi di merito sul contenuto delle proposte di riforma della giustizia.Alla fine del suo intervento sig. Ministro ha rivolto alle opposizioni un invito alla collaborazione e al confronto.Veramente siamo noi a dover rivolgere questa esortazione a lei e alla sua maggioranza, perché il PD le sue proposte le ha già presentate in Parlamento. Mentre aspettiamo ancora di leggere le sue che per adesso restano nella gran parte solo degli annunci. La giustizia per il Pd è un’istituzione indispensabile e insostituibile per rendere effettivi e diritti dei cittadini, la legalità, la sicurezza e per efficienza dello Stato fondato sull’imperio della legge.Il nostro compito è ricostruirla secondo gli ideali che entrano a formare, separatamente o congiuntamente, la nozione di giustizia: l’ideale dell’ordine e quello dell’eguaglianza. Così Norberto Bobbio sul tema della Giustizia. Due cardini, quindi, con funzioni complementari che “agiscono” al fine di garantire la “virtù” della giustizia ed il suo corretto funzionamento. Elementi, care colleghe e cari colleghi, da cui Bobbio faceva discendere il significato e la funzione stessa della giustizia. Se il parlamento nell’opera riformatrice saprà seguire l’alto insegnamento di Bobbio avremo tutti insieme servito al meglio Il paese, la Costituzione e i nostri elettori.
CONTRO LA PRECARIETA', LE PROPOSTE DEL PD
29 gennaio 2009 PRIMO PIANO - Articolo
Contro la precarietà, le proposte del PD
Damiano: "Governo dimentica questa galassia" Costituiscono una delle fasce più deboli della società italiana e, paradossalmente, una delle più dimenticate dalla politica di questo governo. Si tratta dei precari. Proprio a tutela di questa categoria, oggi il Partito Democratico ha presentato due proposte di legge (Misure di armonizzazione della disciplina in materia di lavoro flessibile e Disposizioni in materia di tutele sociali e politiche attive per i lavoratori assunti con contratti non subordinati)Si propongono numerose innovazioni in merito al lavoro flessibile. Innanzitutto la forma dei contratti, da stipularsi rigorosamente per iscritto. Ciò impedirebbe, infatti, al datore di lavoro di perseguire unicamente i propri interesse e di imporre clausole vessatorie ai danni del lavoratore, garantendo una gestione trasparente del rapporto di lavoro.Nel ddl si garantisce la posizione del lavoratore in caso di maternità, infortunio e malattia, precludendo al datore di lavoro la possibilità di discriminare il dipendente. In questo modo si intende tutelare la posizione del lavoratore ed ostacolare i licenziamenti, troppo frequenti, motivati soltanto da una delle tre condizioni citate.Il Pd pretende una regolamentazione dl cosiddetto contratto di lavoro a progetto, in primo luogo impedendo l’impiego dei lavoratori a progetto in mansioni proprie dei lavori stabili, ma anche stabilendo un compenso che non sia inferiore a quello elargito per analoghe prestazioni previste dai contratti di lavoro.In un altro passaggio della proposta si chiede di conformare la legislazione italiana alle sentenze della cassazione e alle disposizioni dell’Unione Europea, sancendo l’inapplicazione dell’IRAP a lavoratori che prestano esclusivamente la loro opera professionale senza mezzi organizzati d’impresa.Completano il quadro l’accesso delle prestazioni anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro, un aggiornamento e completamento della disciplina dei tirocini, stage e borse di studio, il ripristino delle misure di stabilizzazione del personale precario delle pubblica amministrazione e la riproposizione della delega legislativa in materia di riforma degli ammortizzatori sociali. Le proposte saranno affinate nei prossimi giorni e il contributo più grande arriverà proprio dai diretti interessati. “Faremo un viaggio nel Paese – spiegano Cesare Damiano, Ivano Miglioli e Maria Grazia Gatti – e solo alla fine arriverà la stesura finale dei testi”. I precari in Italia son oltre 4 milioni – evidenzia Miglioli – un lavoratore su otto è precario e tra il 2004 e il 2007 i contratti a termine sono aumentati del 20%. È un problema enorme e secondo le stime dell’”Università la Sapienza” 300mila lavoratori non vedranno rinnovarsi il contratto”. L’obiettivo è sempre lo stesso: “fare in modo che il lavoro precario costi di più e non di meno, al contrario di quanto accade oggi in Italia”. E visto lo scenario di profonda crisi economica, le misure sono, a detta di tutti, urgenti. Peccato che l’unico a non pensarla in questo modo sia il Governo. “La controriforma del mercato – dice Damiano - del lavoro voluta da questo governo è tanto più grave e iniqua nell’attuale situazione di insicurezza e rende ancora più oscuro il futuro di centinaia di migliaia di lavoratori”. "Il governo continua a dimenticare questa galassia e propone misure inadeguate".Conclude Maria Grazia Gatti che, alla fine della presentazione afferma: “Chiederemo che vengano calendarizzate in commissione perché è ora che il Parlamento affronti questioni importanti potendone discutere”.
Contro la precarietà, le proposte del PD
Damiano: "Governo dimentica questa galassia" Costituiscono una delle fasce più deboli della società italiana e, paradossalmente, una delle più dimenticate dalla politica di questo governo. Si tratta dei precari. Proprio a tutela di questa categoria, oggi il Partito Democratico ha presentato due proposte di legge (Misure di armonizzazione della disciplina in materia di lavoro flessibile e Disposizioni in materia di tutele sociali e politiche attive per i lavoratori assunti con contratti non subordinati)Si propongono numerose innovazioni in merito al lavoro flessibile. Innanzitutto la forma dei contratti, da stipularsi rigorosamente per iscritto. Ciò impedirebbe, infatti, al datore di lavoro di perseguire unicamente i propri interesse e di imporre clausole vessatorie ai danni del lavoratore, garantendo una gestione trasparente del rapporto di lavoro.Nel ddl si garantisce la posizione del lavoratore in caso di maternità, infortunio e malattia, precludendo al datore di lavoro la possibilità di discriminare il dipendente. In questo modo si intende tutelare la posizione del lavoratore ed ostacolare i licenziamenti, troppo frequenti, motivati soltanto da una delle tre condizioni citate.Il Pd pretende una regolamentazione dl cosiddetto contratto di lavoro a progetto, in primo luogo impedendo l’impiego dei lavoratori a progetto in mansioni proprie dei lavori stabili, ma anche stabilendo un compenso che non sia inferiore a quello elargito per analoghe prestazioni previste dai contratti di lavoro.In un altro passaggio della proposta si chiede di conformare la legislazione italiana alle sentenze della cassazione e alle disposizioni dell’Unione Europea, sancendo l’inapplicazione dell’IRAP a lavoratori che prestano esclusivamente la loro opera professionale senza mezzi organizzati d’impresa.Completano il quadro l’accesso delle prestazioni anche in caso di mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro, un aggiornamento e completamento della disciplina dei tirocini, stage e borse di studio, il ripristino delle misure di stabilizzazione del personale precario delle pubblica amministrazione e la riproposizione della delega legislativa in materia di riforma degli ammortizzatori sociali. Le proposte saranno affinate nei prossimi giorni e il contributo più grande arriverà proprio dai diretti interessati. “Faremo un viaggio nel Paese – spiegano Cesare Damiano, Ivano Miglioli e Maria Grazia Gatti – e solo alla fine arriverà la stesura finale dei testi”. I precari in Italia son oltre 4 milioni – evidenzia Miglioli – un lavoratore su otto è precario e tra il 2004 e il 2007 i contratti a termine sono aumentati del 20%. È un problema enorme e secondo le stime dell’”Università la Sapienza” 300mila lavoratori non vedranno rinnovarsi il contratto”. L’obiettivo è sempre lo stesso: “fare in modo che il lavoro precario costi di più e non di meno, al contrario di quanto accade oggi in Italia”. E visto lo scenario di profonda crisi economica, le misure sono, a detta di tutti, urgenti. Peccato che l’unico a non pensarla in questo modo sia il Governo. “La controriforma del mercato – dice Damiano - del lavoro voluta da questo governo è tanto più grave e iniqua nell’attuale situazione di insicurezza e rende ancora più oscuro il futuro di centinaia di migliaia di lavoratori”. "Il governo continua a dimenticare questa galassia e propone misure inadeguate".Conclude Maria Grazia Gatti che, alla fine della presentazione afferma: “Chiederemo che vengano calendarizzate in commissione perché è ora che il Parlamento affronti questioni importanti potendone discutere”.
mercoledì 28 gennaio 2009
EMERGENZA SANITA': NEL 2010 SPESA SCOPERTA DI 10 MILIARDI DI EURO
MAGAZINE - Articolo
Emergenza sanità: nel 2010 spesa scoperta di 10 miliardi
Tagli agli ospedali pubblici: meno posti letto e più diseguaglianze tra Nord e Sud. Lo Stato si dimentica dei suoi cittadini. Almeno di quelli che una clinica privata non possono proprio permettersela. Nel 2010, infatti, le Regioni saranno costrette a tagliare ospedali pubblici e posti letti. Il perché? Semplice: i fondi stanziati dal governo non saranno sufficienti a pagare i 10 miliardi "scoperti" necessari alla spesa sanitaria.E' questo il quadro che emerge dal rapporto 'Sanità 2008' curato dal Ceis (Centre for economic and international studies) dell'università Tor Vergata di Roma presentato oggi in una sala del Senato. Lo scenario descritto dallo studio è allarmante: sono circa un milione e 200mila le famiglie che si sono impoverite nel 2006 a causa di spese sanitarie impreviste, la maggior parte delle quali, circa 861mila, hanno ammesso di aver dovuto affrontare "spese catastrofiche". Una situazione di fronte alla quale il ministero del Welfare tenta una razionalizzazione dell'offerta sanitaria cercando di "liberare risorse - spiega il titolare del dicastero, Maurizio Sacconi - per destinarle ai servizi", riducendo il numero di ospedali e puntando su poche grandi strutture specializzate. Una scelta però bocciata dal rapporto Ceis. Ospedali e posti letto, infatti, sono necessari in quanto la domanda c’è ed è confermata dai dati resi noti: mentre cala l'offerta pubblica, aumenta quella privata.Tra il 2000 e il 2006 il numero degli ospedali pubblici in Italia è diminuito del 16,7% mentre, nello stesso periodo, quello delle strutture private accreditate è aumentato del 5%. Allo stesso tempo il numero di posti letto disponibili nelle strutture statali è calato del 13,6%, mentre in quelle accreditate, al contrario, è aumentato del 2,6%. Ormai, scrive il Cei, solo il 54% delle strutture sanitarie è di proprietà pubblica. E' vero che sono mediamente più grandi e ancora garantiscono l'80% dei posti letto. Ma si tratta di una percentuale che, secondo le proiezioni, è destinata a diminuire.Nel 2006, precisa il Ceis, il numero di posti letto complessivi, tra pubblico e privato, è pari a 4,5 ogni mille abitanti (in calo del 10,8% rispetto al 2000): di questi, 3,9 sono destinati al ricovero per acuti e 0,6 ai lungo-degenti, un livello al di sotto di quanto prescritto dalla legge, che prevede almeno un posto disponibile ogni mille abitanti. Solo il Lazio e la Provincia di Trento risultano in regola; per tutti gli altri la disponibilità è insufficiente. Tra il 2000 e il 2006 il numero degli ospedali è calato complessivamente del 7,9%. Primi nella classifica dei tagli il Veneto, che tra il 2000 e il 2005 ha sforbiciato il numero di strutture del 42% e quello dei posti letto del 15%, e il Friuli Venezia Giulia con, rispettivamente, -8% e -21%. In controtendenza il Molise con +22% delle strutture e +16% dei posti."I dati del Ceis – ha criticato il senatore Lionello Cosentino, responsabile Sanità nel governo ombra del Pd, commentando i dati del rapporto - purtroppo non sono una novità. La spesa cresce e il Governo annuncia tagli. Eppure le diseguaglianze nella salute e nelle cure sono già grandi nel Paese, fin troppo grandi"."Ciò che occorre - prosegue Cosentino - è aiutare le Regioni, soprattutto al Sud, a fare e a fare bene: controllare la spesa, la sua efficienza, i suoi risultati. Il piano nazionale, promesso per settembre con il Libro bianco sul Welfare dal ministro Sacconi, ancora non si vede".Secondo l'esponente democratico "sarebbe necessario definire le priorità e gli obiettivi di salute, coordinare le politiche delle Regioni in difficoltà, fare gioco di squadra. Ma il governo - conclude Cosentino - annuncia solo tagli. Non è la strada giusta".
Emergenza sanità: nel 2010 spesa scoperta di 10 miliardi
Tagli agli ospedali pubblici: meno posti letto e più diseguaglianze tra Nord e Sud. Lo Stato si dimentica dei suoi cittadini. Almeno di quelli che una clinica privata non possono proprio permettersela. Nel 2010, infatti, le Regioni saranno costrette a tagliare ospedali pubblici e posti letti. Il perché? Semplice: i fondi stanziati dal governo non saranno sufficienti a pagare i 10 miliardi "scoperti" necessari alla spesa sanitaria.E' questo il quadro che emerge dal rapporto 'Sanità 2008' curato dal Ceis (Centre for economic and international studies) dell'università Tor Vergata di Roma presentato oggi in una sala del Senato. Lo scenario descritto dallo studio è allarmante: sono circa un milione e 200mila le famiglie che si sono impoverite nel 2006 a causa di spese sanitarie impreviste, la maggior parte delle quali, circa 861mila, hanno ammesso di aver dovuto affrontare "spese catastrofiche". Una situazione di fronte alla quale il ministero del Welfare tenta una razionalizzazione dell'offerta sanitaria cercando di "liberare risorse - spiega il titolare del dicastero, Maurizio Sacconi - per destinarle ai servizi", riducendo il numero di ospedali e puntando su poche grandi strutture specializzate. Una scelta però bocciata dal rapporto Ceis. Ospedali e posti letto, infatti, sono necessari in quanto la domanda c’è ed è confermata dai dati resi noti: mentre cala l'offerta pubblica, aumenta quella privata.Tra il 2000 e il 2006 il numero degli ospedali pubblici in Italia è diminuito del 16,7% mentre, nello stesso periodo, quello delle strutture private accreditate è aumentato del 5%. Allo stesso tempo il numero di posti letto disponibili nelle strutture statali è calato del 13,6%, mentre in quelle accreditate, al contrario, è aumentato del 2,6%. Ormai, scrive il Cei, solo il 54% delle strutture sanitarie è di proprietà pubblica. E' vero che sono mediamente più grandi e ancora garantiscono l'80% dei posti letto. Ma si tratta di una percentuale che, secondo le proiezioni, è destinata a diminuire.Nel 2006, precisa il Ceis, il numero di posti letto complessivi, tra pubblico e privato, è pari a 4,5 ogni mille abitanti (in calo del 10,8% rispetto al 2000): di questi, 3,9 sono destinati al ricovero per acuti e 0,6 ai lungo-degenti, un livello al di sotto di quanto prescritto dalla legge, che prevede almeno un posto disponibile ogni mille abitanti. Solo il Lazio e la Provincia di Trento risultano in regola; per tutti gli altri la disponibilità è insufficiente. Tra il 2000 e il 2006 il numero degli ospedali è calato complessivamente del 7,9%. Primi nella classifica dei tagli il Veneto, che tra il 2000 e il 2005 ha sforbiciato il numero di strutture del 42% e quello dei posti letto del 15%, e il Friuli Venezia Giulia con, rispettivamente, -8% e -21%. In controtendenza il Molise con +22% delle strutture e +16% dei posti."I dati del Ceis – ha criticato il senatore Lionello Cosentino, responsabile Sanità nel governo ombra del Pd, commentando i dati del rapporto - purtroppo non sono una novità. La spesa cresce e il Governo annuncia tagli. Eppure le diseguaglianze nella salute e nelle cure sono già grandi nel Paese, fin troppo grandi"."Ciò che occorre - prosegue Cosentino - è aiutare le Regioni, soprattutto al Sud, a fare e a fare bene: controllare la spesa, la sua efficienza, i suoi risultati. Il piano nazionale, promesso per settembre con il Libro bianco sul Welfare dal ministro Sacconi, ancora non si vede".Secondo l'esponente democratico "sarebbe necessario definire le priorità e gli obiettivi di salute, coordinare le politiche delle Regioni in difficoltà, fare gioco di squadra. Ma il governo - conclude Cosentino - annuncia solo tagli. Non è la strada giusta".
RISPETTO
28 gennaio 2009 PRIMO PIANO - Copertina
Rispetto
Negli ultimi giorni abbiamo assistito a un crescendo di episodi di violenza contro le donne, dalle atroci aggressioni allo stupro di gruppo, avvenuti soprattutto nella città di Roma.Per questo chiediamo che: - il ministro dell'interno Maroni venga al più presto in Parlamento a riferire sulla grave emergenza della violenza contro le donne e sulle misure, anche finanziarie, che il governo deve mettere in campo al più presto per contrastare il fenomeno e rendere le città più sicure per le donne;- il Parlamento prenda al più presto in esame le proposte del Pd contro la violenza sulle donne, a sostegno dei centri antiviolenza; la legge sullo stalking venga approvata al più presto; il governo metta in campo una campagna antiviolenza la quale informi le donne sulle strutture e i servizi di prevenzione e contrasto e preveda corsi di educazione al rispetto della differenza di genere nelle scuole, per promuovere il rispetto della dignità e dei diritti delle donne.Il Partito Democratico nelle prossime settimane lancerà una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne su tutto il territorio nazionale per contribuire alla prevenzione e a una cultura del rispetto del corpo femminile.Per aderire all'appello presto sarà online un modulo d'adesione, intanto si può aderire lasciando il proprio nome e cognome in un commento al post su PdNetwork .Il PD, dunque, non chiede al governo l’ennesimo spot, come i tanti che l’esecutivo ha propinato ai cittadini italiani, ma un impegno vero e concreto. Il problema della violenza sulle donne è grave e complesso, e va risolto con determinazione ed efficacia. Vittoria Franco, ministro ombra per le Pari Opportunità, intervenendo nella puntata di Punto DEM, il talk politico della tv del PD, ricorda come la questione richieda un’analisi complessiva e attenta: “non esiste solo la violenza di cui la cronaca parla – afferma – ma esiste anche, quella violenza che si consuma tra le mura domestiche”. “Sono molte, la maggioranza, - continua Franco - le donne che muoiono per mano di un parente, di un familiare. Nelle mura domestiche si esercita la violenza ma resta spesso coperta dal silenzio. E questo non può essere dimenticato pur tenendo a memoria i gravissimi fatti che sono avvenuti a Roma negli ultimi giorni”Il PD chiede quindi un impegno a tutto campo in difesa della donna, un appello che deve essere accolto anche dalla maggioranza. "Contro la violenza sulle donne – continua l’esponente del PD - è necessario che il governo intervenga per promuovere la cultura del rispetto tra i sessi. Proprio il contrario di quello che ha fatto Berlusconi pronunciando quelle frasi indecenti”. "Da oggi è possibile sottoscrivere l'appello del Pd contro la violenza sulle donne, firmato dal segretario Walter Veltroni, sul sito del Partito Democratico - spiega la senatrice - Sono già molte le adesioni di cittadini e cittadine, oltre a quelle del governo ombra, dei parlamentari democratici, di esponenti del mondo della cultura. La violenza contro le donne è un fenomeno sottovalutato, anche dal governo”. Vittoria Franco, nella sua partecipazione a YouDem, spiega anche come sia importante, in questa lotta per promuovere e far consolidare la cultura del rispetto tra i sessi, intervenire sulla sicurezza ma anche sulla prevenzione. “Per questo – afferma la senatrice - chiediamo al ministro dell'interno Maroni di venire subito in Parlamento a riferire sulle misure, anche finanziarie, che il governo deve mettere in campo al più presto per contrastare il fenomeno”. In attesa di un segnale dal governo, i deputati del Partito Democratico hanno già presentato una mozione alla Camera dove si chiede un impegno dell’esecutivo per il finanziamento di un Piano d'azione contro molestie e violenze di genere e dell'Osservatorio pubblico nazionale del monitoraggio statistico sulla violenza alle donne, istituito dalla legge finanziaria per il 2007; l’aumento dei numeri telefonici di pubblica utilità uniti a campagne informative tradotte nelle lingue più diffuse; l’istituzione, mediante urgenti iniziative in sede di Conferenza Stato-regioni, presso i pronto soccorso medici di sportelli per l'accoglienza delle donne maltrattate; corsi formativi per operatori della giustizia, delle forze dell'ordine, dei servizi sociosanitari e campagne di educazione al rispetto della donna, della persona, a partire dalla scuola: estensione della sfera di applicazione del permesso di soggiorno anche alle donne vittime di maltrattamenti o abusi sessuali. Queste sono le prime azioni che il Partito Democratico ha messo in campo contro la violenza sulle donne. Ma non sono le uniche. Nelle prossime settimane inizierà una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne su tutto il territorio nazionale per contribuire alla prevenzione e per diffondere una nuova cultura del rispetto del corpo femminile
Rispetto
Negli ultimi giorni abbiamo assistito a un crescendo di episodi di violenza contro le donne, dalle atroci aggressioni allo stupro di gruppo, avvenuti soprattutto nella città di Roma.Per questo chiediamo che: - il ministro dell'interno Maroni venga al più presto in Parlamento a riferire sulla grave emergenza della violenza contro le donne e sulle misure, anche finanziarie, che il governo deve mettere in campo al più presto per contrastare il fenomeno e rendere le città più sicure per le donne;- il Parlamento prenda al più presto in esame le proposte del Pd contro la violenza sulle donne, a sostegno dei centri antiviolenza; la legge sullo stalking venga approvata al più presto; il governo metta in campo una campagna antiviolenza la quale informi le donne sulle strutture e i servizi di prevenzione e contrasto e preveda corsi di educazione al rispetto della differenza di genere nelle scuole, per promuovere il rispetto della dignità e dei diritti delle donne.Il Partito Democratico nelle prossime settimane lancerà una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne su tutto il territorio nazionale per contribuire alla prevenzione e a una cultura del rispetto del corpo femminile.Per aderire all'appello presto sarà online un modulo d'adesione, intanto si può aderire lasciando il proprio nome e cognome in un commento al post su PdNetwork .Il PD, dunque, non chiede al governo l’ennesimo spot, come i tanti che l’esecutivo ha propinato ai cittadini italiani, ma un impegno vero e concreto. Il problema della violenza sulle donne è grave e complesso, e va risolto con determinazione ed efficacia. Vittoria Franco, ministro ombra per le Pari Opportunità, intervenendo nella puntata di Punto DEM, il talk politico della tv del PD, ricorda come la questione richieda un’analisi complessiva e attenta: “non esiste solo la violenza di cui la cronaca parla – afferma – ma esiste anche, quella violenza che si consuma tra le mura domestiche”. “Sono molte, la maggioranza, - continua Franco - le donne che muoiono per mano di un parente, di un familiare. Nelle mura domestiche si esercita la violenza ma resta spesso coperta dal silenzio. E questo non può essere dimenticato pur tenendo a memoria i gravissimi fatti che sono avvenuti a Roma negli ultimi giorni”Il PD chiede quindi un impegno a tutto campo in difesa della donna, un appello che deve essere accolto anche dalla maggioranza. "Contro la violenza sulle donne – continua l’esponente del PD - è necessario che il governo intervenga per promuovere la cultura del rispetto tra i sessi. Proprio il contrario di quello che ha fatto Berlusconi pronunciando quelle frasi indecenti”. "Da oggi è possibile sottoscrivere l'appello del Pd contro la violenza sulle donne, firmato dal segretario Walter Veltroni, sul sito del Partito Democratico - spiega la senatrice - Sono già molte le adesioni di cittadini e cittadine, oltre a quelle del governo ombra, dei parlamentari democratici, di esponenti del mondo della cultura. La violenza contro le donne è un fenomeno sottovalutato, anche dal governo”. Vittoria Franco, nella sua partecipazione a YouDem, spiega anche come sia importante, in questa lotta per promuovere e far consolidare la cultura del rispetto tra i sessi, intervenire sulla sicurezza ma anche sulla prevenzione. “Per questo – afferma la senatrice - chiediamo al ministro dell'interno Maroni di venire subito in Parlamento a riferire sulle misure, anche finanziarie, che il governo deve mettere in campo al più presto per contrastare il fenomeno”. In attesa di un segnale dal governo, i deputati del Partito Democratico hanno già presentato una mozione alla Camera dove si chiede un impegno dell’esecutivo per il finanziamento di un Piano d'azione contro molestie e violenze di genere e dell'Osservatorio pubblico nazionale del monitoraggio statistico sulla violenza alle donne, istituito dalla legge finanziaria per il 2007; l’aumento dei numeri telefonici di pubblica utilità uniti a campagne informative tradotte nelle lingue più diffuse; l’istituzione, mediante urgenti iniziative in sede di Conferenza Stato-regioni, presso i pronto soccorso medici di sportelli per l'accoglienza delle donne maltrattate; corsi formativi per operatori della giustizia, delle forze dell'ordine, dei servizi sociosanitari e campagne di educazione al rispetto della donna, della persona, a partire dalla scuola: estensione della sfera di applicazione del permesso di soggiorno anche alle donne vittime di maltrattamenti o abusi sessuali. Queste sono le prime azioni che il Partito Democratico ha messo in campo contro la violenza sulle donne. Ma non sono le uniche. Nelle prossime settimane inizierà una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne su tutto il territorio nazionale per contribuire alla prevenzione e per diffondere una nuova cultura del rispetto del corpo femminile
RISPETTO
28 gennaio 2009 PRIMO PIANO - Copertina
Rispetto
Negli ultimi giorni abbiamo assistito a un crescendo di episodi di violenza contro le donne, dalle atroci aggressioni allo stupro di gruppo, avvenuti soprattutto nella città di Roma.Per questo chiediamo che: - il ministro dell'interno Maroni venga al più presto in Parlamento a riferire sulla grave emergenza della violenza contro le donne e sulle misure, anche finanziarie, che il governo deve mettere in campo al più presto per contrastare il fenomeno e rendere le città più sicure per le donne;- il Parlamento prenda al più presto in esame le proposte del Pd contro la violenza sulle donne, a sostegno dei centri antiviolenza; la legge sullo stalking venga approvata al più presto; il governo metta in campo una campagna antiviolenza la quale informi le donne sulle strutture e i servizi di prevenzione e contrasto e preveda corsi di educazione al rispetto della differenza di genere nelle scuole, per promuovere il rispetto della dignità e dei diritti delle donne.Il Partito Democratico nelle prossime settimane lancerà una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne su tutto il territorio nazionale per contribuire alla prevenzione e a una cultura del rispetto del corpo femminile.Per aderire all'appello presto sarà online un modulo d'adesione, intanto si può aderire lasciando il proprio nome e cognome in un commento al post su PdNetwork .Il PD, dunque, non chiede al governo l’ennesimo spot, come i tanti che l’esecutivo ha propinato ai cittadini italiani, ma un impegno vero e concreto. Il problema della violenza sulle donne è grave e complesso, e va risolto con determinazione ed efficacia. Vittoria Franco, ministro ombra per le Pari Opportunità, intervenendo nella puntata di Punto DEM, il talk politico della tv del PD, ricorda come la questione richieda un’analisi complessiva e attenta: “non esiste solo la violenza di cui la cronaca parla – afferma – ma esiste anche, quella violenza che si consuma tra le mura domestiche”. “Sono molte, la maggioranza, - continua Franco - le donne che muoiono per mano di un parente, di un familiare. Nelle mura domestiche si esercita la violenza ma resta spesso coperta dal silenzio. E questo non può essere dimenticato pur tenendo a memoria i gravissimi fatti che sono avvenuti a Roma negli ultimi giorni”Il PD chiede quindi un impegno a tutto campo in difesa della donna, un appello che deve essere accolto anche dalla maggioranza. "Contro la violenza sulle donne – continua l’esponente del PD - è necessario che il governo intervenga per promuovere la cultura del rispetto tra i sessi. Proprio il contrario di quello che ha fatto Berlusconi pronunciando quelle frasi indecenti”. "Da oggi è possibile sottoscrivere l'appello del Pd contro la violenza sulle donne, firmato dal segretario Walter Veltroni, sul sito del Partito Democratico - spiega la senatrice - Sono già molte le adesioni di cittadini e cittadine, oltre a quelle del governo ombra, dei parlamentari democratici, di esponenti del mondo della cultura. La violenza contro le donne è un fenomeno sottovalutato, anche dal governo”. Vittoria Franco, nella sua partecipazione a YouDem, spiega anche come sia importante, in questa lotta per promuovere e far consolidare la cultura del rispetto tra i sessi, intervenire sulla sicurezza ma anche sulla prevenzione. “Per questo – afferma la senatrice - chiediamo al ministro dell'interno Maroni di venire subito in Parlamento a riferire sulle misure, anche finanziarie, che il governo deve mettere in campo al più presto per contrastare il fenomeno”. In attesa di un segnale dal governo, i deputati del Partito Democratico hanno già presentato una mozione alla Camera dove si chiede un impegno dell’esecutivo per il finanziamento di un Piano d'azione contro molestie e violenze di genere e dell'Osservatorio pubblico nazionale del monitoraggio statistico sulla violenza alle donne, istituito dalla legge finanziaria per il 2007; l’aumento dei numeri telefonici di pubblica utilità uniti a campagne informative tradotte nelle lingue più diffuse; l’istituzione, mediante urgenti iniziative in sede di Conferenza Stato-regioni, presso i pronto soccorso medici di sportelli per l'accoglienza delle donne maltrattate; corsi formativi per operatori della giustizia, delle forze dell'ordine, dei servizi sociosanitari e campagne di educazione al rispetto della donna, della persona, a partire dalla scuola: estensione della sfera di applicazione del permesso di soggiorno anche alle donne vittime di maltrattamenti o abusi sessuali. Queste sono le prime azioni che il Partito Democratico ha messo in campo contro la violenza sulle donne. Ma non sono le uniche. Nelle prossime settimane inizierà una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne su tutto il territorio nazionale per contribuire alla prevenzione e per diffondere una nuova cultura del rispetto del corpo femminile
Rispetto
Negli ultimi giorni abbiamo assistito a un crescendo di episodi di violenza contro le donne, dalle atroci aggressioni allo stupro di gruppo, avvenuti soprattutto nella città di Roma.Per questo chiediamo che: - il ministro dell'interno Maroni venga al più presto in Parlamento a riferire sulla grave emergenza della violenza contro le donne e sulle misure, anche finanziarie, che il governo deve mettere in campo al più presto per contrastare il fenomeno e rendere le città più sicure per le donne;- il Parlamento prenda al più presto in esame le proposte del Pd contro la violenza sulle donne, a sostegno dei centri antiviolenza; la legge sullo stalking venga approvata al più presto; il governo metta in campo una campagna antiviolenza la quale informi le donne sulle strutture e i servizi di prevenzione e contrasto e preveda corsi di educazione al rispetto della differenza di genere nelle scuole, per promuovere il rispetto della dignità e dei diritti delle donne.Il Partito Democratico nelle prossime settimane lancerà una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne su tutto il territorio nazionale per contribuire alla prevenzione e a una cultura del rispetto del corpo femminile.Per aderire all'appello presto sarà online un modulo d'adesione, intanto si può aderire lasciando il proprio nome e cognome in un commento al post su PdNetwork .Il PD, dunque, non chiede al governo l’ennesimo spot, come i tanti che l’esecutivo ha propinato ai cittadini italiani, ma un impegno vero e concreto. Il problema della violenza sulle donne è grave e complesso, e va risolto con determinazione ed efficacia. Vittoria Franco, ministro ombra per le Pari Opportunità, intervenendo nella puntata di Punto DEM, il talk politico della tv del PD, ricorda come la questione richieda un’analisi complessiva e attenta: “non esiste solo la violenza di cui la cronaca parla – afferma – ma esiste anche, quella violenza che si consuma tra le mura domestiche”. “Sono molte, la maggioranza, - continua Franco - le donne che muoiono per mano di un parente, di un familiare. Nelle mura domestiche si esercita la violenza ma resta spesso coperta dal silenzio. E questo non può essere dimenticato pur tenendo a memoria i gravissimi fatti che sono avvenuti a Roma negli ultimi giorni”Il PD chiede quindi un impegno a tutto campo in difesa della donna, un appello che deve essere accolto anche dalla maggioranza. "Contro la violenza sulle donne – continua l’esponente del PD - è necessario che il governo intervenga per promuovere la cultura del rispetto tra i sessi. Proprio il contrario di quello che ha fatto Berlusconi pronunciando quelle frasi indecenti”. "Da oggi è possibile sottoscrivere l'appello del Pd contro la violenza sulle donne, firmato dal segretario Walter Veltroni, sul sito del Partito Democratico - spiega la senatrice - Sono già molte le adesioni di cittadini e cittadine, oltre a quelle del governo ombra, dei parlamentari democratici, di esponenti del mondo della cultura. La violenza contro le donne è un fenomeno sottovalutato, anche dal governo”. Vittoria Franco, nella sua partecipazione a YouDem, spiega anche come sia importante, in questa lotta per promuovere e far consolidare la cultura del rispetto tra i sessi, intervenire sulla sicurezza ma anche sulla prevenzione. “Per questo – afferma la senatrice - chiediamo al ministro dell'interno Maroni di venire subito in Parlamento a riferire sulle misure, anche finanziarie, che il governo deve mettere in campo al più presto per contrastare il fenomeno”. In attesa di un segnale dal governo, i deputati del Partito Democratico hanno già presentato una mozione alla Camera dove si chiede un impegno dell’esecutivo per il finanziamento di un Piano d'azione contro molestie e violenze di genere e dell'Osservatorio pubblico nazionale del monitoraggio statistico sulla violenza alle donne, istituito dalla legge finanziaria per il 2007; l’aumento dei numeri telefonici di pubblica utilità uniti a campagne informative tradotte nelle lingue più diffuse; l’istituzione, mediante urgenti iniziative in sede di Conferenza Stato-regioni, presso i pronto soccorso medici di sportelli per l'accoglienza delle donne maltrattate; corsi formativi per operatori della giustizia, delle forze dell'ordine, dei servizi sociosanitari e campagne di educazione al rispetto della donna, della persona, a partire dalla scuola: estensione della sfera di applicazione del permesso di soggiorno anche alle donne vittime di maltrattamenti o abusi sessuali. Queste sono le prime azioni che il Partito Democratico ha messo in campo contro la violenza sulle donne. Ma non sono le uniche. Nelle prossime settimane inizierà una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne su tutto il territorio nazionale per contribuire alla prevenzione e per diffondere una nuova cultura del rispetto del corpo femminile
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